★ Esperienze: la tecnologia e la scuola

Standard

20130513-001611.jpg

Frequento l’ultimo anno di un liceo scientifico: anche se l’edificio è vecchio e spesso infiltrazioni d’acqua rendono inagibili certe parti dei corridoi, tutta la scuola è cablata e quasi in ogni aula c’è una LIM. Precisamente una Oliboard con annesso un proiettore Epson con ottica x proiezioni a corto raggio e un computer decente per l’utilizzo che se ne può fare in una classe. Ho controllato sul sito della Epson, solo il proiettore costa sui 3000 euro.

Detto questo uno penserebbe “Porca vacca, la scuola italiana si è data da fare! Non sono solo vuote ciance!”. Non la usiamo mai. La nostra prof di Italiano e Latino pretende che venga spenta prima del suo arrivo in classe perchè secondo lei “emette radiazioni”. Non sto scherzando. È deprimente. Maggiormente deprimente è il fatto che sommando il costo del proiettore alla Oliboard e al computer probabilmente si raggiungono i 6000 euro per una cosa che non viene utilizzata e che in fondo è abbastanza inutile: un iPad da 400 euro con un proiettore normalissimo o una TV da 42 pollici di spenderebbe molto meno. In Italia il Digital Divide non concerne strutture e hardware, per quanto poi riusciamo a essere arretrati pure in quello, ma la nostra testa, la nostra mentalità. Le tecniche d’insegnamento si stanno evolvendo e prima di spendere montagne di soldi per lavagne interattive dovremmo dare una svegliata ai professori. La tecnologia non è un male se usata opportunamente; invece la prof di Latino la vede come il diavolo perchè con internet trovi le traduzioni delle versioni, la prof di Inglese non è capace di riprodurre un video e quello di e il prof di Filosofia e Storia ha bisogno di aiuto per inserire un dvd nel computer. E l’ignoranza si estende anche agli studenti: classe 1994 e mi è capitato di vedere gente che non riusciva a raggiungere il sito di classe, ne avevo creato uno quando ero rappresentante, perchè scriveva l’URL nel campo di ricerca di Google! E vi giuro che è la verità! Non lamentiamoci quindi se l’Italia è arretrata, perchè noi stessi siamo arretrati.