Android, open con restrizioni

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Leggendo theverge.com ho notato un articolo alquanto interessante. Secondo il WSJ, Google concede in licenza il suo sistema operativo mobile ai produttori di telefoni a patto che i servizi di Google siano ben presenti e in primo piano. Ovvero Android è un software open con condizioni contrattuali perchè lo sia veramente. Ergo non è open. Questa cosa mi ricorda tanto quando Google decise di integrare in Chrome Adobe Flash, una tecnologia proprietaria, e di non supportare più lo standard video H.264 perchè non open. Ora la contraddizione è palese a vedersi, e l’operazione era stata fatta x colpire doppiamente Apple: Flash al tempo era ancora in lotta per la vita o la morte sui dispositivi mobili e integrarlo in un Browser significava dargli una chance di vittoria (contro Apple che da sempre ha di gran lunga preferito l’HTML5), e un altro colpo a Apple, che x i video utilizza esclusivamente l’H.264 (e se non sbaglio ha anche contribuito a svilupparlo).
Tornando ad Android, Google ha inoltre rischiato più volte di perdere la qualifica open x Android poichè tardava a pubblicarne il codice sorgente online. Come se non bastasse dall’anno scorso i telefoni Android top di gamma vengono venduti anche in edizione Google play, ovvero con preinstallato Android puro senza alcuna modifica. Che anche questa sia una delle condizioni contrattuali per poter vendere un telefono con Android? Insomma Google si è infilata la maschera della produttrice di software libero per liberarci dall’oppressione tirannica di Apple e del software proprietario. Ma dal mio punto di vista è tutto uno specchietto per le allodole.