Ho sentito cose: Il Grinta

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Se non amate i Coen imparate ad amarli. È un consiglio da amico ma anche un ordine da cinefilo.
Guardate Il Grande Lebowsky, guardatelo due volte perché i film della coppia Joel ed Ethan vanno sempre visti più di una volta sola.
Il vantaggio di rivedere un film è che, alleggeriti dal compito di seguire la trama, ci si può concentrare su elementi collaterali, in questo caso (come facciamo in questa rubrica) sulla musica e sulla colonna sonora.

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I suoni per i Coen
Non è un Paese per Vecchi è un film all’apparenza contraddittorio: freddo nell’incedere ma emotivamente forte, stratificato, complesso nei significati ma estremamente lineare nella storia. I grandi spazi del deserto sono filmati attraverso campi lunghissimi e inquadrature dilatate temporalmente che raccontano anche un po’ la solitudine degli uomini. Lo sparsamente dell’uomo che non si sente adeguato al proprio tempo è trasmesso grazie al silenzio. “Il suono del silenzio”, cantavano Simon e Garfunkel, ed è proprio questa la sensazione che viene trasmessa. Un silenzio atmosferico interno ed esterno alla storia (ci sono pochissimi rumori e non c’è neanche colonna sonora).
L’ultimo loro film invece, Inside Llewin Davis è al contrario pieno di musica, il Folk, che copre la partitura emotiva del film. Anche qui, la regia riprende con occhio freddo e distaccato gli eventi ma i suoni li riempiono di emozioni.
La canzone che propongo oggi viene però da un altro film: True Grit, Il Grinta!
Anche di questo consiglio una doppia visione, magari confrontata con l’originale.

Indimenticabile il brano in chiusura: Leaning on the Everlasting Arms.

Il pezzo, un noto spiritual della tradizione americana, è tenuto come punto di riferimento dal compositore Carter Burwell. Il tema del ritornello viene ripreso più volte nella soundtrack vera e propria, poche note che richiamano il brano, variate nel tempo e nel numero di strumenti.
La voce struggente di Iris DeMent procede perennemente in bilico tra il lamento e l’esecuzione intonata. Se il brano sia allegro o malinconico lo deciderà chi ascolta, e forse è questo il pregio di quest’esecuzione. Un’ambivalenza emotiva che spiazza lo spettatore così come il riso-amaro dei Coen fa film dopo film.

Buon ascolto: