Ecco perché gli horror fanno paura

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20140513-162443.jpgIl mondo si divide in due categorie:chi guarda gli Horror e chi no.

Questo articolo si rivolge ad entrambe le categorie.

Ho un amico, Andrea, che sfrutto ormai da anni come aggregatore di notizie e video interessanti dal web. Lui seleziona, io guardo.
La sua ultima scoperta è questo bellissimo cortometraggio che in soli 3 minuti riesce a regalare una tensione che il 90% degli horror non riesce a trovare in film intero.
Una splendida lezione di cinema.
Oggi voglio fare un esperimento: mi piacerebbe analizzare questo piccolo film e spiegare come mai fa così paura.
È un video per tutti, non c’è sangue o violenza, solo molta tensione. Spegnete la luce ed alzate il volume!

[vimeo 82920243 w=500 h=281]

Lights Out – Who’s There Film Challenge (2013) from David F. Sandberg on Vimeo.


Analisi:

• il corto inizia con un master: un’inquadratura che spiega dove si svolgerà la vicenda, a che ora e in che condizioni atmosferiche. Insomma, da subito capiamo che non è una commedia.
• Si continua nella casa, il percorso della donna è descritto con un taglio di inquadratura molto drastico sulla linea dei 180º. Ciò che viene mostrato è una scena di vita quotidiana leggermente variata dalla presenza di un elemento insolito, non abbastanza visibile da fare “saltare sulla sedia”, ma sufficiente a fare rabbrividire. Il termine inglese “creepy” che possiede una sfumatura intraducibile in italiano, è quello che meglio può descrivere la sensazione che le immagini ci suggeriscono.
• Stessa inquadratura di prima, ora più ambigua: siamo in soggettiva o in campo medio? (Guardiamo dagli occhi di qualcuno o semplicemente siamo tornati alla seconda inquadratura?)
Ripetizione del movimento: ora che la presenza si è palesata la paura dovrebbe calare. L’inquietudine invece, in questa ripetizione, è originata dal constatare che proprio nel momento in cui noi non dovremmo vedere – a luce spenta – in realtà vediamo, e quando dovremmo vedere tutto sparisce. Insomma, la paura viene da qualcosa di quotidiano, che facciamo tutti i giorni, ma leggermente variato.
• Segue un primo piano, il pericolo è più vicino.
• Il ritmo regolare delle immagini subisce un leggero cambiamento (ecco ancora la paura dalle variazioni) e la musica ci fa sobbalzare. Per capire quanto è importante il suono in questo cortometraggio, suggerisco una seconda visione senza audio: sembrerà una gag di Tom e Gerry.
Continuiamo con il video:
• da questo punto in poi inizia la costruzione della seconda parte. Sappiamo che ora la luce non si può più spegnere e che siamo a letto con una lampada accesa di fianco.
• Ancora rumori, suoni tutto sommato normali in una casa, resi spaventosi dalla consapevolezza di non essere soli e di essere osservati (paure ancestrali o comunque condivise da molti).
La luce, che non poteva spegnersi, si spegne. Lo spettatore attento ha già previsto questo colpo di scena; il pericolo che aveva solo ipotizzato ora è confermato e quindi reso reale.
• Sotto le coperte: uno spazio ristretto limita la visuale. Non è più ciò che viene mostrato a inquietare ma ciò che non viene fatto vedere. Lo spettatore cerca di aggrapparsi ai pochi elementi che ha a disposizione per ricostruire ciò che troverà, una volta allargata l’inquadratura. Ovviamente la mancata coincidenza tra ipotesi e realtà farà arrivare l’ormai famoso brivido.
• La porta si chiude: prigionia.
• Difficoltà del protagonista, la tensione cresce. Il proposito del protagonista viene raggiunto.
Qui sta la chiave di tutto:
Rilassamento dello spettatore. La tensione cala, si ritorna al conosciuto.
Solo quando tutto sembra finito:
• Ecco rivelato l’unico elemento della storia che sia veramente esterno alla quotidianità. L’unico che non può essere visibile in natura. Il mostro è quello che fa spaventare di più ma attenzione, è quello che inquieta di meno. Questo perché ora si sa che cosa abbiamo davanti, l’incognita è svelata e il cortometraggio finisce perché non ha più elementi per fare paura. Tutto questo viene mostrato nel momento di massimo rilassamento, quando l’occhio ha smesso di cercare. È un trucco molto classico che si può ritrovare in svariati film: tensione, climax, rilassamento, spavento. Come se in un tempo 4/4 alla terza battuta avessimo fatto una pausa per poi chiudere saltando un’ottava sopra. Una danza con inciampo, una carezza con uno schiaffo.

Vi è piaciuto il video? Spero sia stato interessante questo tentativo di spiegare i meccanismi cinematografici messi in atto negli Horror. Sono convinto che i migliori film del terrore siano capolavori di regia e psicologia. Fatemi sapere cosa ne pensate nei commenti!
Alla prossima!

Gabriele Lingiardi

  • isabella camodec

    ciao gabri!
    sono Isabella e ci siamo conosciuti al sermig a pasqua! (ti ricordi che mi ero impossessata del tuo ipad?) mica mi sono dimenticata del tuo blog perciò eccomi a “leggerti” e..che roba! mica cavolate da passatempo quello che scrivi! hai proprio la penna da blogger! ammetto, ad una rapida occhiata agli ultimi post, che i film di cui parli non sono proprio il mio genere…però è interessante leggere come cerchi di cavartela con le recensioni al di là del “bello/brutto perchè”..no! non fraintendermi, non voglio dire che mi sembravi un capra; al contrario richiede impegno e un bello sforzo di spremuta del cervello per scrivere cose non che si sentono un po’ in giro!;)
    mica ti aspettavi che facessi un commento a questo post!!!;)
    comunque, visto che sei nel campo, vorrei chiederti se invece conosci etichette/registi un po’ sconosciuti, che lavorano lontano dai riflettori, che producono film in cui non si capisce una mazza, che stai lì 1000 anni a farti domande sul perchè questo perchè quello…? è una domanda un po’ strana forse..?!
    boh, comunque tornerò a trovarti..con più calma e meno borse sotto gli occhi come all’una di notte!
    a presto=)

    • Ma che bella sorpresa, ciao! Grazie per i complimenti e gli apprezzamenti, soprattutto quelli attorno al non banalizzare con categorie di bello e brutto. Troppo buona come sempre :)
      Etichette (case di produzione) e registi piccoli piccoli ma intriganti ci sono ma mi conviene consigliarti direttamente i film:
      Assolutamente raccomandato Mr Nobody di Jaco Van Dormael con Jared Leto, è la storia dell’ultimo uomo mortale. Un viaggio filosofico nella mente e nell’inconscio, nulla è lineare in quel film ma tutto ha senso…Un piccolo capolavoro.
      Altrimenti vai sul classico ma sempre bello Donnie Darko o tra i film di nolan il thriller memento resta uno dei più intriganti.
      Se vuoi stare sul filosofico, ma è una grande produzione, prova Cloud Atlas.
      Ps ora che hai scoperto il blog hai anche vari contatti fatti sentire e…buone biciclettate ;-)