Tutto può cambiare – la recensione in anteprima!

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Tutto può cambiare, John Carney, 2014

Tornano le esclusive di cinepreso: ho visto in anteprima Tutto può cambiare, ecco il mio parere.

Tutto può cambiare è un film che, a dispetto del titolo, non sposterà una virgola nella storia del cinema ma che piacerà a molti. Il nuovo film di John Carney, già regista del discreto Once, appartiene a quel genere di opere che raccontano di resilienza, della capacità di due personaggi, apparentemente senza chance, di risalire la china e riaffermarsi.
Se l’impalcatura narrativa è delle più classiche, quello che colpisce è il modo in cui la storia viene raccontata. Vince la scelta di raccontare gli eventi che hanno permesso ai due personaggi di incontrarsi evitando il classico montaggio alternato ma suddividendo le due trame in blocchi, quasi pezzi di un puzzle che si incastrano tra di loro. A dire il vero neanche questa soluzione è particolarmente originale ma permette al film di mantenere costante l’attenzione ponendo continuamente domande. Per la prima metà del film ad esempio ci si chiede come Gretta, il personaggio interpretato senza eccessivo impegno da Keira Knightley, sia stata abbandonata dal suo ragazzo. E la risposta, a sorpresa, soddisfa le aspettative grazie alla sua imprevedibilità.


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Certo, molte -troppe- idee sono poco sviluppate è la sensazione che Carney abbia voluto mettere troppa carne al fuoco, nonostante la sostanziale semplicità del film, rimane salda anche dopo la fine dei (bei) titoli di coda. Molto bello, ma troppo poco approfondito è il rapporto tra Dan (un sorprendente Mark Ruffalo) e la figlia a cui presta il volto la Hailee Steinfield che tanto mi era piaciuta ne Il Grinta. Altrettanto bella, ma anche qui troppo breve, la comparsata di Cee Lo Green.
Il vero punto di forza di Tutto può cambiare è, come in Once, la musica. Ci sono molte canzoni, alcune belle, altre trascurabili (su questo punto vince decisamente A proposito di Davis dei Coen) ma nessuno di questi brani è mai fine a sé stesso. Il regista riesce a utilizzare i suoni come forza trainante degli eventi. Carney analizza e studia tutti i possibili usi della colonna sonora. Ci sono inserti diegetici (nella storia) ma anche extradiegetici (che non scaturiscono da un motivo insito nella vicenda), usa brani musicali come raccordo tra più scene, o tra media diversi: si ascoltano brani mentre i protagonisti guardano un video in cui loro stessi stanno suonando, lo vediamo dalla prospettiva nel presente, poi nel passato del video stesso, e poi come un sottofondo senza un’origine precisa.
Un vero e proprio saggio sull’uso della musica.
La fotografia è molto semplice e realistica, senza prendere mai la deriva enfatica, l’unico filtro che è stato scelto per alterare la percezione della realtà sono le note. Tutto sembra suonare: le cuffie, la strada, gli strumenti musicali, gli altoparlanti… Anche la mente stessa del protagonista suona una melodia propria, produce suoni o sente una musica senza origine.
Questo lavoro sul rapporto musica e immagini è un grande punto di forza di un film, certamente imperfetto, con troppa carne al fuoco poco utilizzata, che riesce però ad essere delicato e gradevole, con un finale zuccherato al punto giusto (era ora).

Mi è piaciuto:
L’uso delle musiche.
Mark Ruffalo.
Cee Lo Green spettacolare.
L’andamento non lineare.
Il finale (stranamente).
Alcuni personaggi di contorno

Così così:
Keira troppo finta.
Le canzoni non sono particolarmente memorabili.
Meritava qualche minuto in più per chiudere bene le trame.
Si poteva approfondire il rapporto con la figlia

Non mi è piaciuto:
Viene sfruttata troppo poco la bell’idea della musica in strada.
La struttura narrativa, per quanto si sforzino, rimane ancora troppo “già vista”.
Nessuna accusa all’industria discografica è portata avanti con convinzione ma rimangono solo deboli critiche incolori.

Voto: 7 (E qualcosina in più).

Criterio di voto: A proposito di Davis è da rivedere (come tutti i film dei Coen cambia di visione in visione) ma è da 7.5, Once invece era gradevole ma niente di più: 6.5.

A chi può piacere: consigliato a tutti gli amanti dei film musicali, a coloro che vogliono una bella storia veramente adatta a tutti e dai buoni sentimenti. A tutti coloro che credono che Bob Dylan sia un artista costruito a tavolino che cambia pettinatura ogni 10 anni (cit dal film).

Gabriele Lingiardi