Espressività

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Lo scopo di questo blog non è quello di parlare del panorama della musica internazionale dei giorni nostri e  nemmeno quello di parlare di cantanti emergenti o gruppi famosi oppure (salvo eventi importanti) quello di esporvi ciò che penso di eventuali album o singoli appena usciti. Questo non per mia cattiveria, ma semplicemente per il fatto che in questo campo ne so meno di voi e sono poco informato. Diciamo che in generale seguo poco la musica, ma da bravo musicista, per lo più, a me piace farla.

Io parlo della musica poetica, che trasmette qualcosa di divino, che fa venire la pelle d’oca nel vero senso della parola…  Quindi io vi voglio parlare della musica con la “m” maiuscola e non di quella robaccia commerciale o robe simili che si fanno tanto per fare qualcosa. Per esempio la musica elettronica (non me ne voglia il mio collega Lorenzo Manfredi e non me ne vogliano neanche gli amanti di questo genere). Ho citato la musica elettronica poiché è stato il primo genere venutomi in mente che distorce la mia visione di fare musica. A mio avviso infatti, c’è una profonda differenza tra il fare musica e il creare sequenze di suoni più o meno belle.

Questa differenza sostanziale, a parte nell’utilizzo razionale e consapevole della scala tonale, sta soprattutto nell’espressività.

Espressività è la parola portante che sorregge la musica, se togliamo anche questa non rimane quasi più nulla. Togliamo un’enorme fetta della sua bellezza.

Se provaste a sentire una canzone senza dinamiche, non avrà sicuramente lo stesso effetto che sentirla con i giusti crescendo e diminuendo. La musica non è bella semplicemente per i suoni che essa produce, ma è bella principalmente perché è espressiva, perché trasmette qualcosa, perché fa emozionare… Un musicista non è considerato bravo solo perché suona bene, ma è considerato bravo perché riesce a trasmettere qualcosa, perché appunto è espressivo. Se suonasse nella maniera più perfetta possibile, ma con un suono pulito e piatto, quindi senza espressività, non vi farà mai e poi mai apprezzare l’essenza della musica, non vi farà mai emozionare. D’altra parte se le melodie, le armonizzazioni e gli accordi sono mal pensati oppure forzati oppure mancano del tutto (come nella musica elettronica) la musica non riuscirà a giungervi e a commuovervi.

Perché la musica in fin dei conti è come una persona muta: una persona muta che attraverso i suoni, le note e i musicisti riesce a parlarvi, riesce a comunicare con voi e riesce a trasmettervi qualcosa. Se queste condizioni crollano e se soprattutto crolla l’espressività con la quale si manifestano, allora crolla anche il ponte tra noi e la musica.  Essa farà quindi fatica a manifestarsi e a farsi capire. (Come del resto succede con tutte le persone mute che hanno interpreti poco bravi…)

Prima di concludere vorrei farvi un esempio, forse banale, forse no: La cavalcata delle Valchirie di Wagner che tutti voi conoscete e che vi riporto qui. Essa non è bella e potente solo perché è suonata da un’orchestra sinfonica, o perché ha le note al posto giusto. No, è bella e potente perché è espressiva. Se fosse piatta e senza dinamica perderebbe la sua potenza, il suo valore…. Rifletteteci…

Per concludere invece vi propongo questa magnifica composizione di Hans Zimmer, in cui a mio parere risiede l’essenza, la poesia e la bellezza della musica. Se non avete ancora capito di cosa stia parlando, vi invito ad ascoltarla e a ricercare la musica che davvero vi faccia emozionare.