Don’t you forget the Breakfast Club.

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Il 15 febbraio del 1985, 30 anni fa, usciva negli Stati Uniti un piccolo film che ha segnato generazioni: The Breakfast Club.
John Huges in quegli anni era ancora un regista e un autore abbastanza sconosciuto arrivato a Hollywood grazie al marchio National Lampoon (sotto il quale Landis diresse Animal House, per intenderci).
Breakfast Club è un film di reclusione, un’opera carceraria per ragazzi. Racconta di cinque adolescenti, estranei l’un l’altro, puniti dal preside Vernon per motivi sconosciuti (a inizio film). La punizione a loro assegnata è quella di passare il sabato mattina chiusi nella biblioteca del liceo a scrivere un tema di almeno mille parole su come immaginano se stessi nel futuro. Nessuno dei cinque ha, ovviamente, intenzione di scrivere. In particolare un ragazzo, John Bender, sembra intenzionato a sconvolgere ogni ruolo, portando ad una anarchia liberatoria. Fuggire o sottostarsi alle regole? Crescere o restare giovani?


Il film di John Hughes deve essere ricordato oggi, a trent’anni di distanza, come uno dei migliori College Movie mai prodotti. È innegabile la sua influenza sulle opere successive, sia dal punto di vista stilistico (l’uso narrativo dell’ambiente e della scenografia per creare situazioni e rappresentare visivamente lo stato emotivo dei personaggi) che tematico. Huges gioca con i punti di vista assimilando lo sguardo del preside a quello dello spettatore, per i primi venti minuti di film noi spettatori vediamo solo “caratteri”, “tipi” di ragazzi ben definiti. I protagonisti sono uno sportivo, un secchione, una pazza, una principessina, una testa calda, o per lo meno così si presentano ad inizio film. Con il procedere della storia il regista smonta ogni stereotipo portando le maschere della commedia a diventare persone vere e proprie. Breakfast Club rivela il dramma dell’essere giovani, ne rivela le contraddizioni, le incertezze e porta in profondità un genere cinematografico da sempre troppo superficiale per essere incisivo.
Oltre al merito di avere lanciato il Brat Pack, Breakfast Club ha influenzato la visione di generazioni, sia coetanee ai protagonisti che successive. Forse se oggi la scuola degli X-Men ha successo e propone alcuni tentativi di analizzare la psicologia dei personaggi non solo nella loro essenza ma anche nel rapporto che hanno con il mondo attorno a loro è grazie a un piccolo grande regista. Grazie a John Hughes e al suo occhio giovane.

 

Gabriele Lingiardi