Il pianoforte: uno strumento magico

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tasti-pianoforteCiao a tutti, scusate per questo lunghissimo periodo di assenza, ma sono stato letteralmente preso da una stressatissima e lunghissima sessione di esamoni tosti: il Politecnico non perdona!

Vorrei iniziare prima di tutto con il segnalarvi un evento molto singolare dal nome:  The Legend of Zelda: Symphony of the Goddesses – Master Quest Tour. Tutti questi paroloni per dire che si tratta di un tour internazionale che farà tappa anche in Italia, nel quale verranno eseguite le colonne sonore dell’omonima saga di videogiochi della Nintendo: The Legend of Zelda. I brani verranno eseguiti da un coro e da un’orchestra classica (di 90 elementi!), mentre verranno proiettate su un maxischermo le scene e i paesaggi più salienti della saga di Zelda. Per chi fosse interessato, il concerto avrà luogo il 24 aprile presso il Teatro degli Arcimboldi di Milano. Ma affrettatevi perché data la singolarità dell’evento i biglietti stanno andando a ruba. Il sottoscritto sarà presente.

Bene, fatta questa piccola breve introduzione, vorrei dedicare questo articolo a tutti coloro che vogliono avvicinarsi al mondo della musica, ma sono incerti sul da farsi oppure insicuri su quale strumento suonare. D’istinto vi direi il pianoforte. Non c’è a mio avviso strumento più dolce, potente e completo del pianoforte; e lo dice uno che suona di tutto: dal piano alla chitarra e dal sassofono al trombone (avrò modo di parlarvi anche di questi strumenti in futuro).

Nessuno tuttavia mi rilassa di più e mi fa assaporare di più ciò che suono del pianoforte. Non saprei spiegare il perché, ma è magico.

È uno strumento completo, con cui ci si può suonare di tutto: dalle sonate allegre di Mozart ai notturni malinconici di Chopin. E lo trovi ovunque, dalle orchestre classiche a quelle jazz. Insomma è uno strumento versatilissimo, che in realtà ne cela molti altri che si possono suonare contemporaneamente. Per questo è completo, perché può essere suonato da solo senza comunque nulla mancare (potetevi muovervi agilmente lungo 7 ottave!): spazia dai suoni gravosi che richiamano un buon basso, che riempiono perfettamente i vuoti, e fanno da accompagnamento; ai suoni più alti lasciati per la linea melodica.

Ma se proprio non volete iniziare con un pianoforte, ma con qualche altro strumento, vi consiglierei comunque in futuro di intraprendere lo studio del pianoforte. Tenetelo come seconda scelta. Un po’ come è successo a me. E devo dire che dal punto di vista teorico, il pianoforte mi ha aiutato molto a visualizzare meglio scale e arpeggi, ma soprattutto mi ha aiutato molto per le trasposizioni estemporanee di tonalità.

Ma la cosa che più mi piace del pianoforte, come ho detto poco fa, è la sua magia. Perché quando ti siedi su quello  sgabellino e inizi a premere su quei tasti d’avorio, non ce n’è più per nessuno. Il mondo è ancora lì, ma tu no, sei altrove.

Penso non ci sia miglior descrizione di quella che vi riporto qui sotto (tratta dal monologo “Novecento” di A. Baricco).

“Una volta chiesi a Novecento a cosa diavolo pensava, mentre suonava, e cosa guardava, sempre fisso davanti a sé, e insomma dove finiva, con la testa, mentre le mani gli andavano avanti e indietro sui tasti. […] Viaggiava, lui.    E ogni volta finiva in un posto diverso: nel centro di Londra, su un treno in mezzo alla campagna, su una montagna così alta che la neve ti arrivava alla pancia, nella chiesa più grande del mondo, a contare le colonne e guardare in faccia i crocefissi. Viaggiava.”

Provare per credere, mi ringrazierete!

Concludo riportando un altro passo sempre tratta da “Novecento” e con un brano tratto dall’album “Una mattina” di Ludovico Einaudi (di cui avrò modo di parlare nel prossimo articolo).

“Ora tu pensa: un pianoforte. I tasti iniziano. I tasti finiscono. Tu lo sai che sono 88 e su questo nessuno può fregarti. Non sono infiniti, loro. Tu sei infinito, e dentro quegli 88 tasti la musica che puoi fare è infinita.    Questo a me piace. In questo posso vivere”.