Ludovico Einaudi

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Einaudi

Oggi voglio farvi conoscere uno dei più grandi artisti italiani contemporanei;  uno dei più conosciuti e ammirati anche su scala internazionale: Ludovico Einaudi.

Ma chi è costui? Conosciamolo un po’ più da vicino. Ludovico Einaudi nasce a Torino il 23 novembre 1955 e presto si diploma in composizione presso il conservatorio G. Verdi a Milano, specializzandosi poi sotto la guida di Luciano Berio. Compone per vari settori, dal cinema al teatro, ma solo nel 1996 si dedica all’attività di solista. Esce infatti in quell’anno Le Onde“, ballate per pianoforte ispirate all’omonimo romanzo di Virginia Woolf, che lo porterà al successo. Poi nel 2002 “I Giorni ed Eden rock, per passare al 2004 con Una mattina” e “Divenire” nel 2006.

Ludovico Einaudi è uno dei pianisti italiani più conosciuti del momento che con estrema semplicità e chiarezza melodica riesce a trasmettere emozioni attraverso il tocco del piano. Nonostante spesse volte la difficoltà di esecuzione dei suoi brani sia media (ma non troppo!), la poesia e la chiarezza dei suoi componimenti riescono comunque ad evocare un’atmosfera magica.

Non vi è nulla di complicato nelle sue opere, nulla di tremendamente arzigogolato. Nessuna tonalità assurda o passaggi armonici ricercati (come succede nella musica classica o nei magnifici Notturni di Chopin). Al contrario invece, essi sono semplici e limpidi. Eppure in questa sua semplicità riesce a trasmettere un mare di emozioni infinite.

«Cerco la semplicità come traguardo».

Niente di più vero. E infatti si può dire che la maggior parte delle sue composizioni (parlo di quelle composte al pianoforte) abbia infatti un’impronta minimalista. Schemi semplici e lineari. Ballate con melodie lineari, ma allo stesso tempo profonde. Ed è questo ciò che ammiro di Einaudi: la struttura che gira alla fine è sempre quella, essendo ballate riprende sempre passaggi già suonati, tuttavia riesce sempre a mettere le giuste ripetizioni senza appesantire troppo il brano, e a trovare la nota e l’accordo giusto  per rendere tutto un po’ più magico.

«Le mie opere solistiche sono come canzoni: devono suonare naturali, senza forzature. Berio mi piaceva perché non aveva la rigidità intellettuale dei compositori del suo periodo, aveva aperture verso tutte le musiche del mondo e sapeva muoversi con disinvoltura fra Beatles e musica africana. Così sono stato “a bottega” con lui per tre anni. Poi ho cercato di unire la profondità del pop con l’interiorità della musica classica. La mia è una musica che parla dentro. Un genere che scarseggia».  (Ahimè!!)

Per capire di cosa sto parlando vi pubblico qualche sua composizione. Per chi se lo fosse perso nell’articolo precedente, vi ripropongo “Nuvole Bianche”.  Di seguito “I Giorni” e “Le Onde”.