Tidal: musica a tutta qualità

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Qualche giorno fa mi sono imbattuto in un video postato sulla bacheca dei Daft Punk che preannunciava un non meglio precisato servizio chiamato Tidal. Mi sono informato e vi dico che ne penso. Partiamo dal presupposto che ora come ora gli artisti si devono affidare alle case discografiche per la distribuzione, sia che essa sia su CD o sul web (iTunes, Spotify, Pandora…). Tidal invece è una piattaforma di streaming online a pagamento (non vi è la possibilità di ascoltare gratis con pubblicità stile Spotify) completamente posseduta dagli artisti. Non gente mai sentita, si parla dei Coldplay, Madonna, Jay-Z, i Daft Punk e molti altri. Ho scoperto questo nuovo servizio proprio il giorno della presentazione ufficiale che ho guardato: si è trattato più che altro di uno showcase umano di artisti che non hanno praticamente aperto bocca. Alla fine hanno firmato una specie di dichiarazione (non so cosa ci fosse scritto) sostenendo di aprire così una nuova era per la musica. Ma torniamo un attimo con i piedi per terra. Tutto il servizio ruota attorno alla fruizione di musica in alta qualità, cosa che non è disponibile da nessun altra parte online. La domanda è: a chi interessa? Mi spiego meglio. Tralasciando il fatto che Tidal sia di proprietà degli artisti, cosa che non ha particolari benefici per l’utente finale, il servizio ha due tipologie di abbonamento: normale a €9,99 e lossless a €19,99. Questo vuol dire una semplice cosa. Gli utenti non hanno alcun incentivo a passare a questo nuovo servizio perché non offre nulla di più se non a caro prezzo. In più non offre la possibilità di streaming gratuito, feature chiave di Spotify. E comunque a chi interessa l’alta qualità? Parliamoci chiaro, è una gran cosa, ma il 90% della gente che conosco scarica da YouTube a 64 kbps,  senza curarsi minimamente della qualità, anche per totale mancanza di hardware adeguato per godersi delle tracce in lossless.

In conclusione, Tidal è un servizio innovativo soprattutto per gli artisti, non per gli utenti, che non hanno nulla di più se non pagando profumatamente. C’è anche da considerare il fatto che non essendo presenti le case discografiche come intermediari, il servizio potrebbe benissimo costare molto meno.

  • Giovanni Alfano

    Interessa, e molto, alla nicchia degli audiophile. Finalmente mai più porcheria nelle mie orecchie.