In difesa di Avengers – Age of Ultron!

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Avengers-Age of Ultron, di Joss Whedon, 2015.

Si sta facendo un gran parlare del secondo capitolo della saga di Avengers sia per i risultati straordinari al botteghino che per quell’insana passione dei fan dei fumetti che li porta a discutere di tutto e di più come se fosse una questione di vita o di morte. Si sono create tre fazioni: quelli che odiano a morte il film, quelli che “era meglio il primo” e quelli che lo vedono come un passo in avanti rispetto alla puntata precedente.

Avengers-Age of Ultron per me è un netto sì; un ottimo adattamento dei fumetti e uno dei migliori Marvel. Voglio provare quindi a difendere il film da molte critiche che mi sembrano infondate, ma non tanto confutandole quanto facendo un lavoro analitico sull’opera che ne analizzi il linguaggio e le idee che più mi hanno colpito.
Sarà un cammino abbastanza lungo, vi ringrazio quindi se mi seguirete fino alla fine.

Primo atto:

L’inizio è travolgente.

Gli Avengers stanno facendo una serie di raid nelle basi dell’Hydra e Joss Whedon ci catapulta nel mezzo dell’azione con un bellissimo piano sequenza che ci fa rimbalzare da un eroe all’altro. Se nel primo capitolo l’uso di questa tecnica veniva riservato per il finale, in Age of Ultron la scelta di mettere la scena d’azione meglio orchestrata all’inizio è del tutto funzionale a mostrare come la squadra, in questo secondo capitolo, si muova in sincronia. Uniti, sin dalla prima scena.

Strucker: can we hold them? 

Soldier: (incredulous) they’re the avengers!

La cinepresa è stabile e il montaggio scorre lento lasciandosi trasportare dall’azione e non il contrario (come succede in moltissime produzioni hollywoodiane – si veda ad esempio il confuso montatoi di Fast and Furious 7-). La prima inquadratura in cui vediamo tutti i vendicatori uniti è strutturata in profondità, un rallentatore enfatizza il salto fatto dalla squadra da sinistra verso destra mentre le linee prospettiche degli alberi corrono in senso inverso e i soldati nemici restano fermi in attesa dell’impatto. In poche battute Whedon ha riassunto un cambio di status quo nettissimo: i vendicatori sono uniti, “impattano” contro il nemico immobile ormai da molti mesi (come ci mostra la loro affinità nel combattere).

Da qui però l’inizio della trama vera e propria, le prime difficoltà, e i due gemelli: uno, un Quicksilver che, a differenza del suo equivalente di X-Men Giorni di un Futuro Passato, viene reso con accento russo. Egli è definito nel carattere proprio grazie al rapporto con la sorella, la Scarlett Witch così difficile da trasporre ma ancora una volta riassunta efficacemente grazie a un movimento nello spazio e nel tempo. Visivamente viene reso con una serie di tagli alla continuità e quindi appare “scattoso”, narrativamente spiega visualizza la psiche non lineare della ragazza. Peccato non avere avuto più momenti con i suoi poteri.

I due personaggi funzionano grazie a questo pazzesco lavoro di condensazione degli elementi fatto in fase di sceneggiatura.

La sensazione che ci sia “troppa roba” nel film è stata il motivo portante di molte posizioni critiche. In un’epoca abituata ai tempi distesi delle serie tv ritrovare una compattezza simile, una densità tale di avvenimenti, in due ore di storia è sicuramente spiazzante.

Ma a noi piacciono le immagini e apprezziamo la forza grafica, chiaramente presa da tavole esistenti dei fumetti, possibile grazie ad effetti speciali funzionali alla trama.

Perché non esplicitare molti di questi dettagli?

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C’è chi corre veloce e chi vive veloce.

Perché siamo di fronte ad un mondo larger than… movie! in cui la storia di molti personaggi non è raccontata esplicitamente ma è ricavabile da una visione dei dettagli. Certo, il lavoro è più semplice a chi conosce i fumetti ma come non ammirare, ad esempio, l’immagine del proiettile che passa di fronte a Pietro Maximoff e si rallenta all’improvviso. Un’inquadratura oggettiva che passa, senza stacchi, a “soggettiva esterna”. Siamo nella testa di Quicksilver pur vedendolo da un punto di vista disincarnato e capiamo: non è lui che è veloce, è il mondo che è lento.

Ultron e il martello:

Il primo atto del film giunge al suo climax interno con la creazione di Ultron. Un villain tutt’altro che simpatico (come era il gracile Dio Loki) ma estremamente interessante. 

Il suo piano è, nonostante le critiche piovute a riguardo, chiarissimo: egli è nato dalla mente di Tony Stark, Iron Man. Una nascita imprevista e decisamente prematura che ha causato un errore nella forma mentis dell’automa. Programmato per proteggere la terra egli si adopera per eliminarne ogni possibile minaccia, ogni conflitto che possa danneggiarla, risalendo alla fonte di tutto: l’uomo.

wpid-avengers_age-of-ultron_poster-by-orlando-arocenaUsare una città come meteorite per estinguere questi “dinosauri sapiens sapiens” che popolano il pianeta non è quindi, nella sua mente cibernetica, un crimine ma un gesto di salvezza perfettamente sensato.

In questo passaggio logico, molto delicato, sta tutta l’accuratezza della scrittura di Whedon: egli ha scritto un villain che pensa secondo le categorie 0-1 dei computer. Ultron non è una minaccia, è un errore di programmazione.

Ultron non ha sfumature: ha obiettivi e mezzi.

È significativo a tal proposito che per sconfiggere la creatura più perfetta dell’uomo (un  uomo che crea un essere senziente non è altro che un Dio a sua volta) serva un automa più umano del metallo e dei cavi di cui è fatto Ultron. Ma ne parleremo meglio dopo.

Mi preme evidenziare un’altra delicatezza stilistica: durante un party nella Avengers Tower vediamo un divertente siparietto con al centro il martello di Thor. Gli eroi si sfidano e cercano di sollevarlo senza successo. Questa scena, apparentemente inutile ai fini di trama, serve per caratterizzare egregiamente l’unico personaggio che riuscirà a sollevarlo. Con un singolo gesto capiamo la sua forza, la sua portata divina e il suo retaggio; quella vicinanza con il padre di cui condivide lo spirito ma non il corpo.

Il secondo atto e i fanatici religiosi:

La parte centrale si assesta su un registro interlocutorio, atto a sviluppare il carattere dei numerosissimi protagonisti (raramente in film del genere si vede dedicare del tempo all’interiorità di tutti i personaggi). Il centro della narrazione diventa Clint Barton, Occhio di Falco, il più umano della squadra. L’occhio della cinepresa corrisponde ora al suo sguardo.

Siamo in casa sua. Tutti, tranne lui, hanno appena visto i propri peccati e le proprie paure materializzate in un delirio lucido. Bellissima a tal proposito la scelta di mostrare l’addestramento della Vedova Nera attraverso le lezioni di ballo, il personaggio infatti ha uno stile di combattimento molto vicino ad una danza acrobatica.
L’ occhio dell’arciere, dicevo. Il suo punto di vista. In questo momento avviene il vero ribaltamento, il colpo di scena principale del film: vedere i conflitti tra supereroi da un punto di vista umano smaschera l’insensatezza delle azioni, delle lotte e delle convinzioni di questi. Non è un caso che in tutto il film gli Avengers non ci sembreranno mai più ridicoli come in questa sequenza.

Questa è anche la parte in cui Ultron viene caratterizzato per quello che è veramente: un fanatico religioso. Ultron si comporta come l’uomo (in questo caso automa) di fronte alla questione dell’esistenza di un altro da sé che impedisce la realizzazione della completa autonomia di vita dei propri obiettivi. Egli è Nietzsche e il vangelo di Matteo al tempo stesso:

“Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa”. 

Ma di quali inferi sta parlando? Gli inferi della guerra e della debolezza insita nell’uomo.

Ultron è Tony Stark al 100%, o meglio, è la sua armatura. Come l’armatura di Iron Man infatti invece di proteggere il suo costruttore dall’esterno lo soffoca dall’interno così Ultron schiaccia gli abitanti per difendere il pianeta.

Il suo fanatismo religioso non è altro che il culto di un uomo per se stesso (in fondo ogni estremista non pratica mai una religione ma la usa per costruire il proprio credo personale). Egli ha i discepoli, i due gemelli, che hanno trascorso giorni sotto le macerie con una bomba Stark pronta ad esplodergli accanto. La loro rabbia cieca è stata provocata da colui che voleva usare la guerra per garantire la pace. Così faceva Tony nel primo Iron Man, così fa Ultron in questo film, così fa l’america nel mondo reale.

Le fiabe:

24A7524E00000578-2907737-Tender_moment_Scarlett_Johansson_as_Black_Widow_reached_a_hand_o-m-7_1421126588272Il Marvel Universe è un universo folle, che non vuole essere realistico ma la cui messa in scena può reggere solo se specchio credibile del mondo reale. Whedon usa la fiaba, tecnica narrativa metaforica per eccellenza, per fare tutto questo. C’è Pinocchio in Ultron. C’è la Bella e la Bestia nel tocco leggero della Vedova Nera nei confronti di Hulk e un po’di Hansel e Gretel nel ritorno alla ragione dei gemelli Maximoff. Si cita anche Eugene O’Neill e la sua Lunga giornata verso la notte tutt’altro che a sproposito, come sempre certa critica dice, grazie al suo potere di sintesi: “siamo come la famiglia Tyrone” dice velatamente Stark.

Il terzo atto e visione:

Visione si erge come il Dottor Manatthan di Watchmen dopo avere gettato uno sguardo al mondo e si materializza un mantello sotto lo sguardo preoccupato di Thor, suo padre. Il processo imitativo che viene messo in atto sancisce il rapporto di figliolanza con il dio del tuono secondo i canoni di crescita di un bambino.

Sono appena nato

dirà infatti l’androide poco più tardi. Il personaggio è dipinto dagli effetti speciali con una fisicità notevole, sembra che i personaggi possano veramente toccarlo, e non è poco di questi tempi.

La grande scena di battaglia finale è tradizionale per come si svolge e per la presenza di un forte deus ex machina ma per gran parte dell’azione lo spettatore fatica a pensare una strategia grazie alla quale gli Avengers potrebbero vincere.

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La regia si muove su tre livelli di messa in scena: quello intimo, fatto dalle reazioni dei singoli personaggi.

Quello proattivo fatto dalli momenti d’azione degli eroi.
E il piano totale della battaglia ripresa soprattutto con campi lunghi o lunghissimi.

Il dosaggio di questi piani di ripresa ricorda la resa grafica di un fumetto. Abbiamo infatti le vignette piccole con baloon, le medie d’azione e le splash pages spettacolari.

In sottofondo il commento musicale, purtroppo poco analizzato nelle recensioni, unisce i temi dei singoli eroi a comporre la marcetta degli Avengers. Finalmente una colonna sonora che segue la storia e che riesce a significare qualcosa da sé. Wagnerianamente, i leitmotiv già sentiti nei precedenti film aiutano la separazione delle linee narrative e permettono di intrecciarle senza confusione: il tema del personaggio che prevale nella partitura indica sempre il personaggio che prevale sullo schermo.

L’ultimo colpo di scena poi risulta spiazzante perché suggerito, per gran parte del film, su un personaggio diverso da quello che lo subisce veramente.

Vendicatori…:

Alla fine di questa lunga ma pur sempre breve analisi (avrei molto altro da dire) non posso che ringraziarvi per essere giunti fin qui e proporvi un’ultima suggestione: le ultime immagini del film mostrano Capitan America di fronte ai Nuovi Vendicatori, li guarda, il suo sguardo viene ricambiato dal controcampo ed egli esclama: “Vendicatori…” Nero. Titoli di coda.

Joss Whedon taglia l’iconico grido “Vendicatori Uniti” sul finale del film rimandandolo ai fratelli Russo che concluderanno la trilogia -o meglio quadrilogia- degli Avengers e dall’altro lato riconfermando il suo lavoro di sintesi. Non c’è bisogno di pronunciare il grido: l’immagine, che lo spettatore ha davanti, parla da sé.

Forse è questo il motivo per cui Avengers-Age of Ultron ha diviso così tanto: perché è un film d’intrattenimento che ambisce ad essere qualcosa di più, a parlare di altro senza però perdere la propria natura. E così facendo perde un po’della facilità di visione (e quindi anche della piacevolezza) che hanno i blockbuster usuali.

C’è riuscito? A voi i commenti.

Ps
Se siete riusciti a giungere fino a qui… “Siete degni!”

Gabriele Lingiardi

  • fabio foggetti

    Analisi interessante. Condivido tutto. Anche io leggo nel film diversi livelli e lo trovo decisamente meglio del primo. Il regista ha fatto un buonissimo lavoro nel condensare spesso in poche battute intere storie.

    • Gabriele Lingiardi

      Ciao, grazie per avere condiviso il tuo parere! In questi giorni stanno uscendo notizie riguardanti forti tagli alla pellicola. Credo che questo supporti la nostra tesi su come Whedon si sia trovato ad operare di sintesi e di come, a mio parere, ci sia riuscito.
      Tu cosa ne pensi? Torna a trovarci :-)

  • Mattia

    Sono d’accordo con tutto quello che ho letto qui.Gli Avengers hanno molto da offrire ancora sul rande schermo.I colpi di scena,le colonne sonore,gli effetti speciali e la trama rendono il secondo capitolo estremamente interessante.Whedon si è dato un gran da fare e i risultati si vedono.Molti si aspettano di vedere le storie di Iron Man (lo cito per primo perché è il mio preferito),Captain America,Thor ecc esattamente come le leggono nei fumetti,ed io mi chiedo,che gusto c’è poi nel vedere una cosa che hai letto centinaia di volte nei fumetti?Non è invece meglio se alla produzione del film viene aggiunto qualcosa che non rientri nella linearità del fumetto?Naturalmente su questo potremmo stare a parlare per ore,ma posso concludere che Whedon ha realizzato due capolavori,e spero che i fratelli Russo siano alla sua altezza.