10 consigli per fare bene i film di fiabe

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L’ispirazione per questo articolo

Mentre la mania dei cine comics sembra non esaurirsi affatto (a differenza di quella del fantasy che invece è agonizzante in un angolo) la nuova moda sembra essere quella della trasposizione delle fiabe in live action.

Purtroppo la qualità di questi ultimi prodotti è stata tutt’altro che eccelsa. Anzi, come dei rene il buon Yoda: “la banalità è forte in questi film!”

Dopo lunghe discussioni un team da me selezionato ha elaborato dieci consigli ai futuri registi per evitare di sottoporre lo spettatore a torture che neanche Alex in Arancia Meccanica.

  1. Non copiare il cartone: le fiabe sono belle grazie al loro carattere universale. In questo modo la stessa struttura narrativa si presta a diverse letture e rappresentazioni. Perché quindi limitarsi a riproporre scene, costumi, stili e atmosfere già viste in animazione? Certo, si parla di classici intramontabili ma dovremmo iniziare a farci venire il dubbio che forse in live action non funzionino come dovrebbero.
  2. Dare spessore al personaggio: il ragionamento è elementare. Se si paragona l’animazione con il film “in carne ed ossa” risulta evidente che il realismo appartenga a quest’ultimo. Se quindi si vuole (ri)proporre una trama che risulti credibile (pur nell’incredibilità della messa in scena) bisogna aggiungere desideri e motivazioni ai personaggi. E poi diciamocelo, è sempre interessante espandere le strettoie narrative e i non detti.
  3. Il tono: la principale fonte di noia delle trasposizioni più recenti è la mancanza di carisma. Bisogna quindi trovare un tono, delle atmosfere, ben precise e originali. Ancora una volta: i cartoni non possono essere l’unica è principale fonte di ispirazione.

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    Tutto ciò che odiate del musical e delle fiabe in un film solo! Accorrete! Dicono sia catartico.

  4. Attori: perché anche gli attori migliori regalano performance scialbe in questo genere di film? Giovani registi, spingeteli a regalarci grandi performance!
  5. Tensione: capisco che è difficile creare tensione su trame viste, stra viste e imparate a memoria. Nessuno ha però detto che non si può farlo. tanto più in modo creativo: magari con piccole deviazioni dalla storia o giocando con il fatto di sapere già come andrà a finire con quella dannata mela…
  6. Il tempo storico: perché limitarsi a riproporre la stessa fiaba nello stesso periodo storico? ci sono esempi ben riusciti di trasposizione in un altro spazio e in un altro luogo. Si veda ad esempio A.I-Intelligenza artificiale di Spielberg o Blancanieves di Pablo Berger.
  7. Lo sporco: il film deve avere una cenerentola sporca, dei topi non adorabili ma sporchi di fogna o dei nani brutti o dei lupi inquietanti non traumatizza il pubblico target ma dà quel sapore indimenticabile alle storie che amiamo.
  8. Le canzoni: se dovete cantare… Fatelo bene!
  9. La morale: benché quest’ultimo elemento sembri il più inamovibile, il meglio radicato nell’essenza stessa di queste opere, è evidente l’esigenza di adattare il contenuto morale ad un’epoca che ha superato sia le lotte per l’emancipazione della donna che, per dire, i valori del matrimonio e del principe azzurro.

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    Streghe “brutte” e cattive

  10. Non fateli: la regola più semplice e meno seguita del cinema moderno: se non credi in un progetto, se pensi che non abbia niente da dire… non produrlo! So che questo genere di film è estremamente remunerativo, ma vuoi mettere la soddisfazione di produrre il prossimo Apocalipse Now invece di dare a Kristen Stewart la parte di… Va beh, ci siamo capiti!
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Bonus: fateli come questo!

Alla prossima miei divini lettori!

Gabriele Lingiardi