Analisi di una scena: Uomini di Domenica

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Mentre il caldo colpisce i poveri studenti intenti a terminare la sessione d’esami e i più fortunati si godono l’ombrellone o il fresco della montagna, i lettori di DivineMovies si possono consolare con una sequenza veramente eccezionale che andremo ad analizzare assieme.

Si tratta di uno spezzone della parte centrale di Menschen am Sonntag (Uomini di Domenica), un film del 1930. La genesi del film è quanto meno straordinaria: siamo in un periodo molto florido per il cinema tedesco, un periodo di forti innovazioni visive e stilistiche. Quattro registi, all’epoca pressoché sconosciuti quali Robert Siodmak, Edgar Ullmer, Fred Zinnemann e Billy Wilder decidono di unire le proprie forze per girare un documentario ambientato a Berlino. Quasi ad anticipare l’esperienza del neorealismo il film non presenta attori di professione ma uomini comuni messi per la prima volta davanti alla macchina da presa e che, finita l’esperienza sul set, torneranno alle loro occupazioni. Il film racconta una giornata di vacanza trascorsa tra amici. Non c’è trama, non c’è dramma, solo la voglia di raccontare una città e la festa del tempo libero prima di tornare a lavorare.

Durante questo vagare dell’occhio registico in una Berlino, felice e ignara dell’ormai imminente avvento del nazismo, l’attenzione viene catturata da uno spaccato quotidiano, descritto in questa semplice e bellissima sequenza.

https://youtu.be/DUkfE2qG9QE

  • Iniziamo subito con uno sguardo che viene soggettivizzato; Lo sguardo di un bambino che, curioso, osserva la folla. Il registro impostato è sottilmente ironico.
  • Segue un montaggio regolare di immagini di vita quotidiana. Capiamo che appartengono sempre allo sguardo del bambino grazie alla posizione leggermente inclinata verso il basso (plongée).
  • Si cambia prospettiva, si arriva a livello uomo. Vediamo un fotografo intento mettere a fuoco l’immagine che sta per scattare. La cinepresa è fissata su un cavalletto e compie una piccola panoramica a destra svelando ciò che l’obiettivo della macchina fotografica sta riprendendo…Schermata 2015-07-20 alle 00.18.30
  • …Ed ecco il primo colpo di frusta: l’inquadratura successiva annulla la panoramica e ritorna al punto di partenza. Questa volta davanti al fotografo c’è un bambino. In questo modo il regista ci fa intuire una notevole ellissi temporale e apre in questo modo (con un colpo di montaggio, ribadisco, abbastanza violento) ad una nuova impostazione ritmica della scena. Vediamo come:Schermata 2015-07-20 alle 00.19.20
  • La breve inquadratura in cui vediamo il fotografo in azione serve a dare la chiave di lettura per le successive. Siamo infatti davanti ad una serie di soggettive con un carattere molto ambiguo. L’immagine in movimento può essere attribuita infatti alla cinepresa stessa (quindi gli attori -o meglio i non attori del film- guardano in camera) o allo sguardo del fotografo che guarda nell’obiettivo.
  • ma pochi secondi dopo l’immagine cambia medium e dal movimento passa alla staticità della fotografia. Con un colpo da maestro Siodmak apre ad un’infinità di letture e di significati. Grazie ad un colpo di genio di montaggio la realtà ripresa dal documentario si fa film e da film si fa fotografia. O meglio fotogramma, che è l’essenza, la particella vitale, del film.
  • Le pose sono colte nel loro momento di maggiore significato e riescono a raccontare una storia con un’espressione. Si veda ad esempio il ragazzo serio colto solo nel momento di un accenno di sorriso, o il bambino imbarazzato di fronte allo sguardo invadente della macchina fotografica (quanta consapevolezza del mezzo, ricordo che siamo solo negli anni 30!) che viene colto nel momento della sua resa: non riuscendo a restare serio, nonostante gli sforzi, si abbandona ad una boccaccia. C’è una storia in questi pochi secondi: una situazione iniziale, una difficoltà, una risoluzione. Eccezionale!Schermata 2015-07-20 alle 00.19.34
  • Seguono una serie di pose degli adulti. Questa volta è notevole l’influenza del cinema e dei grandi divi nel loro atteggiamento verso il fotografo. Ecco allora pose consapevolmente melodrammatiche, solenni, noir… Il cinema è entrato nella vita reale, nella cultura, questi registi ne sono consapevoli e ce lo mostrano attraverso i volti della gente. Ancora una volta grande cinema.Schermata 2015-07-20 alle 00.20.44
  • Si ritorna all’inquadratura iniziale(credo sia proprio lo stesso pezzo di pellicola rimontato) del fotografo e l’andamento inizia a ribaltarsi: ora il percorso è all’inverso, la fotografia si fa cinema, ritorna alla vita.
  • il ritmo accelera e vita e arte si avvicinano, forse per toccarsi, forse per rimarcare le rispettive differenze.

Spero di essere riuscito a farvi amare questa piccola magia cinematografica o almeno di avere destato un po’di interesse.

Come sempre fatemi sapere nei commenti qual è la vostra lettura dei significati della scena, se vi piace la rubrica e se volete che analizzi qualche film in particolare.

Danke schön!

Gabriele Lingiardi