Minions – la recensione banana

Standard

Minions, di Pierre Coffin e Kyle Balda, 2015.

Nati come spalla comica i Minions si sono guadagnati un lungometraggio proprio a colpi di slapstick e carinerie. Simili per sorte, carattere e peso specifico a Scrat de L’Era Glaciale questi fagiolini gialli, simili a bambini con l’itterizia -come si dirà nella battuta più cattiva del film-, attingono  dalla tradizione dei Looney Tunes e di Tom e Jerry. Le loro azioni sono caratterizzate dal ricercare un obiettivo ben definito ma mai totalizzante e nell’autosabotare involontariamente la propria missione frustrando così in partenza ogni aspettativa di successo. Questa struttura narrativa praticamente eterna (esiste da sempre e credo non tramonterà mai), trova il massimo dell’efficacia nella forma del cortometraggio o nello spot lungo e narrativo (me li vedrei bene in un Carosello). minions-poster-600x907

Il film dei Minions abbandona chiaramente sin dall’inizio ogni pretesa di trama. La storia è divisibile in 6-7 atti lunghi come un cortometraggio. Il collante che tiene assieme questi piccoli archi narrativi è la ricerca di un capo da parte della tribù Minions. Non serve avere visto Cattivissimo Me (di cui questo film è il prequel) per capire come andrà a finire il peregrinare degli omini gialli.

La pellicola di Pierre Coffin e Kyle Balda è proprio per questa sua dimensione di “lungo spot” facilmente vendibile al mercato generalista. Fatto sta che condensare in tre minuti di trailer la trama e le gag di un intero film ha un impatto maggiore dell’equivalente dilatazione dei 180 secondi di spot nel tempo di un lungometraggio. Tra i tanti problemi del film infatti il primo è il ritmo: i tempi comici vengono rovinati dall’aggiunta di inquadrature non necessarie al ritmo della gag che allungano i tempi di visione soffrendo però della prevedibilità delle azioni. Sembra che in fase di montaggio si sia voluto aggiungere complessità a ciò che dovrebbe essere semplice e immediato; non serve tensione in una caduta, serve la tensione in quello che la caduta comporta, alle conseguenze che ha sui personaggi ma questo aspetto, solitamente da delegare all’intreccio di trama, viene dimenticato.

Notevole sotto il profilo linguistico la parlata dei Minions è una delle idee comiche più forti ma non riesce a salvare dei personaggi che, in funzione della loro goffaggine nella prima parte e della loro perfezione nella seconda parte (ad un certo punto non sbagliano più niente), risultano stordenti e insopportabili. Quasi nulla si salva in questo progetto sbagliato sin dall’idea che a sorpresa in più momenti della campagna marketing sembrava potere volgere per il verso giusto. Chi sperava nel miracolo dovrà ricredersi: siamo di fronte a un cartone, nel senso più televisivo del termine, non ad animazione. Piacerà, e molto, ai bambini ma non regalerà quelle emozioni uniche che i veri film possono donare. Non si parla di morale, ma di contenuto: ogni azione, ogni inquadratura è svuotata da qualsiasi motivo o emozione. Se tutto si riduce a una risata gutturale e monosillabica (sì, intendo proprio l’ “ah”) allora nulla può restare nel cuore dei giovani spettatori. Bisogna avere il nero per vedere il bianco. Bisogna avere qualcosa di più di sole battute per ridere.despicable_me_2_minions-1920x1080

Ecco allora che Minions non può venire salvato se non per la sua carineria, non può venire apprezzato da uno spettatore con più di 14 anni, non deve venire apprezzato. Perché non si sta parlando di cinema commerciale ma di commercio nel cinema. Una grande réclame per i precedenti film e per la linea di giocattoli, gadget e peluche. Non c’è nulla della Pixar, attenta a valorizzare il contenuto emotivo e la “personalità” di quelli che sono i suoi personaggi oltre ai giocattoli che poi venderà. Non siamo dalle parti di The Lego Movie in cui il mattoncino e il concetto del costruire qualcosa diventavano una spinta per parlare della creatività e del rapporto genitoriale. Questo Spin Off/prequel è solo un ricattatorio sorriso strappato, senza voglia, sulla bocca di un bambino.

Voto: 3

Consigliato a: tutti gli adulti come test di sanità mentale, se vi piace forse dovete rivedere qualche priorità. Ai bambini con meno di otto anni, a loro piacerà molto perché così ne possono parlare con gli amici e chiedere di comprare il gioco.

Giudizio sintetico: banana. (Papaya lo dice poche volte e sì il trailer era divertente, il film no).

Gabriele Lingiardi