Analisi di una scena: Uomini di Domenica

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Mentre il caldo colpisce i poveri studenti intenti a terminare la sessione d’esami e i più fortunati si godono l’ombrellone o il fresco della montagna, i lettori di DivineMovies si possono consolare con una sequenza veramente eccezionale che andremo ad analizzare assieme.

Si tratta di uno spezzone della parte centrale di Menschen am Sonntag (Uomini di Domenica), un film del 1930. La genesi del film è quanto meno straordinaria: siamo in un periodo molto florido per il cinema tedesco, un periodo di forti innovazioni visive e stilistiche. Quattro registi, all’epoca pressoché sconosciuti quali Robert Siodmak, Edgar Ullmer, Fred Zinnemann e Billy Wilder decidono di unire le proprie forze per girare un documentario ambientato a Berlino. Quasi ad anticipare l’esperienza del neorealismo il film non presenta attori di professione ma uomini comuni messi per la prima volta davanti alla macchina da presa e che, finita l’esperienza sul set, torneranno alle loro occupazioni. Il film racconta una giornata di vacanza trascorsa tra amici. Non c’è trama, non c’è dramma, solo la voglia di raccontare una città e la festa del tempo libero prima di tornare a lavorare.

Durante questo vagare dell’occhio registico in una Berlino, felice e ignara dell’ormai imminente avvento del nazismo, l’attenzione viene catturata da uno spaccato quotidiano, descritto in questa semplice e bellissima sequenza.

https://youtu.be/DUkfE2qG9QE

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10 consigli per fare bene i film di fiabe

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L’ispirazione per questo articolo

Mentre la mania dei cine comics sembra non esaurirsi affatto (a differenza di quella del fantasy che invece è agonizzante in un angolo) la nuova moda sembra essere quella della trasposizione delle fiabe in live action.

Purtroppo la qualità di questi ultimi prodotti è stata tutt’altro che eccelsa. Anzi, come dei rene il buon Yoda: “la banalità è forte in questi film!”

Dopo lunghe discussioni un team da me selezionato ha elaborato dieci consigli ai futuri registi per evitare di sottoporre lo spettatore a torture che neanche Alex in Arancia Meccanica.

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In difesa di Avengers – Age of Ultron!

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Avengers-Age of Ultron, di Joss Whedon, 2015.

Si sta facendo un gran parlare del secondo capitolo della saga di Avengers sia per i risultati straordinari al botteghino che per quell’insana passione dei fan dei fumetti che li porta a discutere di tutto e di più come se fosse una questione di vita o di morte. Si sono create tre fazioni: quelli che odiano a morte il film, quelli che “era meglio il primo” e quelli che lo vedono come un passo in avanti rispetto alla puntata precedente.

Avengers-Age of Ultron per me è un netto sì; un ottimo adattamento dei fumetti e uno dei migliori Marvel. Voglio provare quindi a difendere il film da molte critiche che mi sembrano infondate, ma non tanto confutandole quanto facendo un lavoro analitico sull’opera che ne analizzi il linguaggio e le idee che più mi hanno colpito.
Sarà un cammino abbastanza lungo, vi ringrazio quindi se mi seguirete fino alla fine.

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Le 10 cose che amiamo di Alien

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Qualche giorno fa è stata ufficializzata la notizia che Neil Blomkamp (già regista di District 9, Elysium e Chappie) dirigerà il nuovo film di Alien prodotto dalla 20Th Century Fox.

Sicuramente il compito di riportare in auge la saga non è facile, soprattutto se si considerano gli ultimi tentativi quali Alien: la clonazione, i pasticciatissimi cross over Alien Vs Predator e l’ancora più pasticciato Prometheus.

Sicuro di venire letto dal buon Neil ho quindi pensato a 10 consigli (o pretese di un fan) da sottoporre all’attenzione della produzione.

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Don’t you forget the Breakfast Club.

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Il 15 febbraio del 1985, 30 anni fa, usciva negli Stati Uniti un piccolo film che ha segnato generazioni: The Breakfast Club.
John Huges in quegli anni era ancora un regista e un autore abbastanza sconosciuto arrivato a Hollywood grazie al marchio National Lampoon (sotto il quale Landis diresse Animal House, per intenderci).
Breakfast Club è un film di reclusione, un’opera carceraria per ragazzi. Racconta di cinque adolescenti, estranei l’un l’altro, puniti dal preside Vernon per motivi sconosciuti (a inizio film). La punizione a loro assegnata è quella di passare il sabato mattina chiusi nella biblioteca del liceo a scrivere un tema di almeno mille parole su come immaginano se stessi nel futuro. Nessuno dei cinque ha, ovviamente, intenzione di scrivere. In particolare un ragazzo, John Bender, sembra intenzionato a sconvolgere ogni ruolo, portando ad una anarchia liberatoria. Fuggire o sottostarsi alle regole? Crescere o restare giovani?

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I 10 film più belli del 2014. La classifica che ha fatto tremare Hollywood!

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La classifica di Gabriele.

Ciao lettori di DivineMovie! Come ogni anno è arrivato sui vostri schermi un numero sovrabbondante di classifiche assai poco autorevoli. Siccome la nostra classifica è nota come la più rinomata e la più attesa dagli amanti di cinema (sì più di quella di Tarantino) e poiché nessuno legge mai queste introduzioni passiamo velocemente ai 10 migliori film del 2014.

Solo alcuni piccoli avvertimenti prima di partire: la classifica non segue un criterio di bellezza oggettiva ma di intensità e gradimento provati durante la visione. Non divido per genere né per ambizioni ma per l’entusiasmo che mi hanno suscitato. I primi 7 sono in ordine casuale.

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Good Morning, Capitano Bicentenario.

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C’era una volta un bambino molto piccolo che andava matto per un film. Il bambino lo conosceva a memoria, lo guardava e lo riguardava senza sosta. Era la storia di uno strano professore che aveva inventato una strana sostanza verde, un flubber, capace di rimbalzare con un’energia tale da sconfiggere i cattivi. Il professore era veramente un portento, un personaggio indimenticabile, egli avrebbe voluto conoscerlo meglio. Il bambino fu quindi molto contento di trovare un uomo molto simile al professore in un altro film, dove dei bambini vengono imprigionati da un gioco ma per fortuna che c’è quel folle uomo che li aiuta e che li salva. Quella faccia era diventata per il bambino una garanzia di calma e di tranquillità: quando c’era lui, tutto andava bene. Pian piano il bambino e quell’attore iniziarono ad incontrarsi in altri film: quello in cui c’è Capitan Uncino o quello in cui c’è il medico che nella scena finale non porta le mutande. Quando poi il bambino è cresciuto, la presenza quell’uomo strampalato, era spesso la condizione necessaria e sufficiente perché il film meritasse di essere visto. Il bambino, ormai ragazzo, aveva iniziato ad apprezzare ed a commuoversi alle urla di gioia, infarcite di dolore, che davano il buona giornata al Vietnam. Con quell’espressione sempre un po’ malinconica, quell’attore riusciva a regalargli risate intelligenti, mai fine a sé stesse. Per ogni sorriso che quest’uomo regalava c’era una lacrima da pagare. E di lacrime ne ha pagate tante questo bambino ormai ragazzo, quando ha conosciuto il professor John Keating. Se passi due ore con John non puoi dimenticarlo. Il professor Keating era come una persona vera, non si rassegnava questo giovane spettatore a considerarlo un personaggio. No, non aveva mai visto un professore così al cinema; di studenti interessanti ne aveva visti tanti, ma di insegnanti capaci di spiegare la bellezza dello studio, restando solo poche ore su uno schermo… Questo era davvero insolito.
Il ragazzino ormai conosceva quel viso, quella voce e quel modo di fare, mai quindi si sarebbe aspettato di spaventarsi quando in un film egli smise di fare ridere. Era diventato un fotografo, all’inizio molto simpatico, poi molto strano che, ossessionato da una famiglia, non li lasciava in pace dicendo di volere “one our photo“.
Ma l’uomo bicentenario ha continuato a fare altri film e altre risate, pagate con le lacrime, non sono mancate. Era stato il mentore di un bambino musicista molto odioso, ed era stato ben due volte presidente: una volta solo per una notte, in un museo, era diventato Theodore Roosevelt e poco tempo dopo era stato l’uomo dell’anno a causa di un errore delle macchinette elettroniche per il voto.
Era stato molte persone Robin Williams, e tutti erano un po’lui.
Il bambino che oggi ha imparato ad amare il cinema grazie ai suoi personaggi, sono io, e non dimenticherò mai il suo sguardo malinconico dopo una risata. Era il prezzo da pagare.
Abbiamo riso tanto, e ora siamo molto tristi, Robin.
Arrivederci capitano, alla prossima partita!
Gabriele Lingiardi.

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Una clip delle scimmie

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Sarà che la Motion Capture ha raggiunto dei livelli di fotorealismo impressionante o forse perché Matt Reeves, tra il remake di Lasciami entrare e il found Footage Cloverfield, riesce ad essere uno dei registi più solidi ma al cotempo più innovativi sulla piazza. Questa clip mi è piaciuta molto. Inquietante come (molta?) Hollywood NON sa fare.

https://www.youtube.com/watch?v=lMLsmO8UH9

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Perché con Ant Man senza Edgar Wright potrebbe iniziare la crisi del Cinecomic.

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Perché questo articolo: perché Edgar Wright ha lasciato la produzione di Ant Man ed è una notiziona. Perché su Cinepreso si è spesso parlato di cinecomics, mi piacciono, vi piacciono; perché Hollywood è tenuta in piedi da questi film e una notizia che li riguarda potrebbe influenzare tutta l’industria. Una sorta di effetto farfalla invertito: se un battito di ali di farfalla provoca un uragano, un grande evento nell’industria cinematografica non può che provocare una serie di conseguenze sul panorama indipendente o dei film d’autore.
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Ecco perché gli horror fanno paura

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20140513-162443.jpgIl mondo si divide in due categorie:chi guarda gli Horror e chi no.

Questo articolo si rivolge ad entrambe le categorie.

Ho un amico, Andrea, che sfrutto ormai da anni come aggregatore di notizie e video interessanti dal web. Lui seleziona, io guardo.
La sua ultima scoperta è questo bellissimo cortometraggio che in soli 3 minuti riesce a regalare una tensione che il 90% degli horror non riesce a trovare in film intero.
Una splendida lezione di cinema.
Oggi voglio fare un esperimento: mi piacerebbe analizzare questo piccolo film e spiegare come mai fa così paura.
È un video per tutti, non c’è sangue o violenza, solo molta tensione. Spegnete la luce ed alzate il volume!

[vimeo 82920243 w=500 h=281]

Lights Out – Who’s There Film Challenge (2013) from David F. Sandberg on Vimeo.

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