La pulizia delle immagini sporche

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Nuovo appuntamento con la versione estiva di Cinepreso, rapida, veloce, curiosa.
Woodkid non sembra un tipo simpatico. La sua flemma nel cantare me lo fa immaginare come un depressone un po’timido e scontroso con cui non uscire più di una volta al mese se si vuole conservare la sanità mentale.
Ha scritto una canzone, tempo fa, Run Boy Run, che mi è piaciuta molto per qualche settimana salvo poi perdermela nell’oblio della memoria.
Curiosando su Vimeo ho trovato questo video e mi sono venute in mente un paio di cose… Immediatamente ho pensato di proporle sul blog.
La canzone è anche carina quindi buon ascolto (ma guardate con attenzione anche il video).
[vimeo 100522784 w=500 h=281]

Woodkid – ‘THE GOLDEN AGE’ feat. Max Richter ‘EMBERS’ (Official HD Video) from WOODKID on Vimeo.

Woodkid è sempre stato anche un tipo un po’cinematografico: le sue canzoni sono più evocative che melodiche, quasi impressioniste, e non faccio fatica a vederle applicate ad un film.
Il brano nasce poi da una collaborazione con Max Richter, personaggio noto a noi cinefili per avere musicato la cosa più bella di Prometheus, ovvero il trailer:

Tornando a “The Golden Age” e lasciando il commento musicale ad un’altra rubrica (o direttamente ad altri), devo dire che sono rimasto incantato dalle immagini mostrate nel video seppur girato in uno stile che non mi ha mai attirato più di tanto, troppo ruffiano e patinato il più delle volte.
La storia di una famiglia -o dell’umanità intera-, il viaggio di apprendimento di un ragazzino che conosce ed impara a distinguere il bene dal male sono commentati (non il contrario!) dalla musica.
Le immagini sono decisamente suggestive anche se contengono la più grande contraddizione dell’epoca dei video in HD: le immagini pulite ed eleganti che mostrano qualcosa di sporco.
La gestualità degli attori ed i movimenti di macchina si rifanno direttamente al Malick di Tree of Life, senza però averne la forza descrittiva. Resta il fatto che per dieci minuti restiamo a guardare queste immagini a volte crude, a volte ai limiti dell’astratto, nonostante ci mostrino spesso un qualcosa che nella vita reale sarebbe respingente: un uomo finto, ricreato a computer, lo sporco, il fango, inquietanti alberi, delle ferite. È una costante di questi anni, un modo di fare cinema e video che rende gradevole anche lo sgradevole. Una cicatrice può affascinare, un panno sporco può sembrare attraente se la composizione dell’immagine lo rende tale. E lo spettatore diventa come il protagonista.
Ecco quindi un’altro elemento su cui riflettere quando si fa cinema: la cinepresa può rendere affascinante anche ciò che non lo è? Può lo spettatore venire attratto da un qualcosa per cui, senza lo scudo dello schermo, si sentirebbe mincciato? Si, succede tutti i giorni, con ogni film.
Gabriele Lingiardi

Cinepreso per sopravvivere al caldo

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Questi primi mesi da cinepreso mi hanno insegnato che l’occhio umano non sempre è disposto ad entrare in un blog di cinema e passare il suo tempo a leggere. Se la luce del monitor è l’unica possibilità che abbiamo di abbronzarci (parlo a quelli che non hanno la fortuna di rinsecchirsi alla luce del sole in riva al mare) allora facciamo che sia almeno divertente.

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