In difesa di Avengers – Age of Ultron!

Standard

Avengers-Age-of-Ultron-IMAX-HR-4

Avengers-Age of Ultron, di Joss Whedon, 2015.

Si sta facendo un gran parlare del secondo capitolo della saga di Avengers sia per i risultati straordinari al botteghino che per quell’insana passione dei fan dei fumetti che li porta a discutere di tutto e di più come se fosse una questione di vita o di morte. Si sono create tre fazioni: quelli che odiano a morte il film, quelli che “era meglio il primo” e quelli che lo vedono come un passo in avanti rispetto alla puntata precedente.

Avengers-Age of Ultron per me è un netto sì; un ottimo adattamento dei fumetti e uno dei migliori Marvel. Voglio provare quindi a difendere il film da molte critiche che mi sembrano infondate, ma non tanto confutandole quanto facendo un lavoro analitico sull’opera che ne analizzi il linguaggio e le idee che più mi hanno colpito.
Sarà un cammino abbastanza lungo, vi ringrazio quindi se mi seguirete fino alla fine.

Continua a leggere

Una recensione Fast… And Furious 7

Standard

ff7_hz_rgb_1023_2

Furious 7, di James Wan, 2015

Mi chiedo se la gente creda ancora che l’eroe agonizzante a terra dopo uno scontro all’ultimo sangue, con gli amici che cercano di risvegliarlo disperatamente, mentre il film entra nei suoi ultimi 15 minuti, possa veramente morire.

Se così fosse non sarebbero affatto sorprendenti la gloria e gli onori attribuiti a James Wan. E invece sorprendono eccome.

Non che Fast and Furious 7 sia un brutto film, intendiamoci: se si sa cosa si sta andando a vedere ci si può divertire da matti per due ore.

Se si è persone noiose come me solo per la prima ora.

Generalmente non si possono attribuire eccessive colpe a questa pellicola, non ci sono errori grossolani, momenti non riusciti o di stanca. Quello che delude è però che, a fronte di un’equilibrio formale e stilistico molto forte, non ci sono quei guizzi di genio, di improvvisazione, che il genere permette.

Continua a leggere

Vizio di Forma, la recensione Freudiana.

Standard

Vizio di forma, Di Paul Thomas Anderson, 2015

Inherent-Vice-Trailer-2

È quasi impossibile riassumere in poche righe l’involuta e complessa trama di Inherent Vice (Vizio di Forma, tradotto) ma forse non è questo il bello del film di Paul Thomas Anderson.
La storia Freudiana di Larry “Doc” Sportello (interpretato magistralmente da Joaquin Phoenix) e Christian “Bigfoot” Bjornsen (un altrettanto bravo Josh Brolin), mischia i generi cinematografici come le sensazioni e le emozioni dilazionandole in un caleidoscopico affresco di figure e caratteri estremamente diversi tra di loro ma anche molto vicini. È grazie a questa ambiguità che Anderson riesce a vincere ancora una volta: lasciando il dubbio che tutta la vicenda sia quasi un’emanazione, un grosso trip, della mente di Doc.

Continua a leggere

Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate. La recensione.

Standard

Lo Hobbit – La battaglia delle cinque armate, di Peter Jackson, 2014

B0AgcH8CQAEMANpLa filologia non è certamente una disciplina che va di moda negli ultimi tempi. Eppure il mondo sembra pieno di appassionati dediti allo studio maniacale dell’accuratezza delle trasposizioni delle opere cui sono affezionati.

Nel caso de Lo Hobbit questo fenomeno è riscontrabile più forte che mai.

Chi vi scrive ha letto sia Il signore degli anelli che Lo Hobbit, gradendo oltremodo la lettura ma godendosi altresì ogni “infedeltà” al libro cinematograficamente riuscita.

La battaglia delle cinque armate segnerà sicuramente una linea di demarcazione tra due fazioni: coloro che hanno a cuore l’integrità del libro e coloro che si preoccupano del senso di questa operazione commerciale.

Se siete parte di questa seconda fazione continuate pure a leggermi. In caso contrario fermatevi pure qui.

Continua a leggere

Adieu au Langage – Addio al linguaggio. La Recensione.

Standard

Adieu au Langage, di Jean-Luc Godard, 2014

Non c’è cosa più difficile che fare un’analisi critica di un maestro indiscusso del cinema. Poiché in questo caso il maestro è Jean-Luc Godard mi sento ancora più in imbarazzo. Iniziamo subito con le scuse a voi lettori: è fuori di dubbio che, per quanto mi sforzi, io non abbia una conoscenza della storia del cinema adeguata per comprendere appieno il significato storico e artistico dell’opera di cui sto scrivendo. Parlerò dunque prima seguendo un mio personale tentativo di lettura critica e poi proverò ad esprimere il mio sentimento da spettatore, da appassionato in ricerca del film perfetto, dell’emozione definitiva. Perciò ad Addio al linguaggio io dico sì. Seguito da un forte no!

maxresdefault

Continua a leggere

Il gioco è bello quando… È la recensione di Hunger Games – Il canto della rivolta

Standard

Hunger Games – Il canto della rivolta, di Francis Lawrence, 2014.

IMG_3142.JPG

Hunger Games Il canto della rivolta è un blockbuster atipico: lento, privo di grandi colpi di scena, pieno di “chiacchiere”. Un film dalle grandi ambizioni intellettuali che sembra più un film d’autore che parte di un franchise multimilionario. Un’opera con il coraggio di mostrare un arco narrativo discendente, in cui la protagonista esce dalla sua condizione di eroe inconsapevole solo per diventare una, più o meno volontaria, assassina. Che bella l’inquadratura finale, in cui gli occhi insanguinati mostrano l’ambiguità della rivoluzione: è una giusta causa o una follia? E qual è il prezzo da pagare per la libertà?
È notevole il coraggio del regista Francis Lawrence nel mostrare “i buoni” (concetto relativo nella saga di Hunger Games) agire come i terroristi nella vita reale. Capitol City è l’America, una società ipermedializzata, attratta dalla pornografia del vedere e succube ai messaggi subliminali impartiti dagli strumenti di comunicazione. Non c’è trama in questo film, o meglio non un arco narrativo completo (tra un anno uscirà la seconda parte) ma Lawrence riesce ad evitare le carenze narrative iniziando e concludendo un brillante discorso sull’influenza che la comunicazione ha nei processi politici. È questo Il canto della rivolta: una dimostrazione del potere delle immagini.
La storia inizia con i ribelli alla ricerca di un simbolo e Katniss, personaggio che nella grammatica del film rappresenta l’etica al di sopra degli ideali, si rivela inadatta a questo ruolo. Da questo punto la pellicola inizia a riflettere su se stessa (stiamo davvero vedendo un film di puro intrattenimento?), su come le immagini riescano a veicolare significati e ad influenzare la storia.
Non è un caso quindi che l’immagine della marcia del popolo contro il potere sembri il quarto stato, né che le minacce di Katniss ricordino i “sono ancora vivo” che Osama Bin Laden rivolgeva al mondo occidentale, o che i filmati che guidano la rivoluzione sembrino trailer del film stesso.
È straordinaria la Collins nel creare un’ambiguità veramente inusuale nel cinema americano. La protagonista femminile regredisce, smette di poter scegliere tra due tipi di uomo (tematica tipica della narrativa per giovani ragazze già vista in Twilight e simili) ma viene rifiutata da uno e diventa involontaria carnefice dell’altro. Se i personaggi di Prim e della Madre di Katniss restano troppo abbozzati e quasi odiosi, il film si giova di un ridimensionamento del personaggio di Stanley Tucci, volutamente fastidioso e ormai troppo sfruttato. Jennifer Lawrence fa un lavoro discreto ma non eccelso nel caratterizzare Katniss. Quello che vince è il lavoro fatto sulla storia, sui dialoghi e nelle scelte di regia: il climax finale è costruito con furbizia, giocando nel suggerire allo spettatore che qualcosa di brutto sta per accadere ma non facendolo accadere, per lo meno in questo film (non ho letto il libro). Resta il fatto che lo spettatore esce dalla sala con una sensazione di pericolo e incompletezza che destabilizza e inquieta.
Come sintetizzare la forza di questo film? In una scena molto importante Katniss deve attraversare un ospedale di fortuna, per fare sentire la sua vicinanza ai feriti. La cinepresa mostra l’ingresso della protagonista e il suo cammino tra la folla che la ignora, che pensa a curare le proprie ferite. Quanto sono labili i simboli di guerra e gli ideali per il popolo ferito. Non c’è cambiamento senza sofferenza, non c’è eroe senza peccato. Anche quando, alla fine di questa camminata della sofferenza Katniss viene riconosciuta, la promessa di un futuro migliore rimarrà vana. Almeno fino al prossimo film.

Continua a leggere

Interstellar VS Boyhood. Due film a confronto

Standard

Boyhood, Richard Linklater, Interstellar, Christopher Nolan, 2014

Proviamo ad entrare in un wormhole, siete pronti a seguirmi?
Non ho in mente nessun esperimento per salvare l’umanità, tranquilli, voglio solo tentare di costruire un ponte tra due film molto diversi ma forse non così distanti. Boyhood di Richard Linklater e Interstellar di Christopher Nolan.

IMG_3113.JPG

Continua a leggere

The Judge, la recensione colpevole.

Standard

The Judge, di David Dobkin, 2014

Una sedia che gira. Di fronte l’avvocato dei colpevoli, che difende per soldi, forte e sicuro della sua arte affabulatoria, sta guardando in faccia il suo passato. La sedia gira, e quello che è stato sta per diventare futuro.
Con questa suggestiva immagine si chiude The Judge, il nuovo film di David Dobkin con Robert Downey Jr e il grande Robert Duvall.
È utile, per la comprensione del film, fare un paragone tra questi due attori e i personaggi che interpretano: Robert Downey Jr è un avvocato al vertice della carriera, sicuro di sé ma disprezzato dai colleghi e con un disperato bisogno di rimettere in sesto la propria vita; Robert Duvall interpreta invece un anziano giudice amato e rispettato da tutti (come lo statuto di attore di Duvall stesso), ossessionato dal ricordo che i concittadini potrebbero avere di lui a fine carriera. Questa forte analogia tra l’immagine che questi due attori si sono creati nella vita reale e il personaggio che interpretano nel film è una forte linea narrativa che giova alla credibilità degli stessi.
The Judge non fa altro che mostrare l’incontro/scontro tra queste due personalità, sullo sfondo di un thriller giudiziario decisamente appassionante.
Continua a leggere