Il tempo dell’amore: Amour

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Amour, Michael Haeneke, 2012

Dimenticatevi i film sdolcinati.
Togliete scene patinate e strappalacrime.
Prendete due attori straordinari.
Aggiungete il racconto di una vita ma concentratevi sugli ultimi momenti di questa.
Dopo avere fatto tutto ciò avete inquadrato Amour nella giusta prospettiva.
Lo dico subito, per me è un capolavoro, un racconto che resterà valido e attuale per sempre. Fino a che si amerà e fino a che si morirà, Amour parlerà quel linguaggio universalmente comprensibile, che solo le opere d’arte parlano.
Più che un film sull’amore direi che siamo davanti ad un film sul tempo: il tempo che si percepisce incedere sullo schermo attraverso le interminabili rappresentazioni di azioni quotidiane, il tempo che i due protagonisti hanno passato assieme, congelato nelle fotografie, e che ormai sta per finire. C’è anche la musica: il tempo musicale, che nasce spesso da fonti invisibili, scandisce le fasi della vita.
L’immagine finale con due stanze, una vuota, l’altra occupata dalla figlia che attende (non ci è dato sapere di cosa) seduta su una poltrona offre un’ulteriore chiave di lettura del film: le opposizioni.
L’amore e morte, sono dati entrambi da un “abbraccio”.
La musica che riempie i vuoti delle stanze e i silenzi.
Le metafore si nascondono in eventi realistici e quotidiani.
Nella straordinaria inquadratura dopo il prologo, nella quale assistiamo ad un concerto visto, tramite una soggettiva irreale (leggermente spostata rispetto al vero point of viewdel soggetto), dal punto di vista di chi suona. Vediamo una folla, ma da questa folla ci concentreremo solo su due tra le tante persone. Un ideale passaggio campo lungo/primo piano nell’esistenza umana.
Haeneke crea una forte opposizione anche tra la dolcezza della vita quotidiana e il terrore della morte in una scena onirica inaspettata e decisamente spaventosa.
Un film da vedere dunque, consapevoli di essere davanti ad un film non semplice ma indimenticabile.
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