In difesa di Avengers – Age of Ultron!

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Avengers-Age of Ultron, di Joss Whedon, 2015.

Si sta facendo un gran parlare del secondo capitolo della saga di Avengers sia per i risultati straordinari al botteghino che per quell’insana passione dei fan dei fumetti che li porta a discutere di tutto e di più come se fosse una questione di vita o di morte. Si sono create tre fazioni: quelli che odiano a morte il film, quelli che “era meglio il primo” e quelli che lo vedono come un passo in avanti rispetto alla puntata precedente.

Avengers-Age of Ultron per me è un netto sì; un ottimo adattamento dei fumetti e uno dei migliori Marvel. Voglio provare quindi a difendere il film da molte critiche che mi sembrano infondate, ma non tanto confutandole quanto facendo un lavoro analitico sull’opera che ne analizzi il linguaggio e le idee che più mi hanno colpito.
Sarà un cammino abbastanza lungo, vi ringrazio quindi se mi seguirete fino alla fine.

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I Guardiani della Galassia! La recensione cosmica

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I Guardiani della Galassia, di James Gunn, 2014

Ah, i Guardiani della Galassia! Abbiamo un procione parlante e incazzato, abbiamo un personaggio femminile finalmente capace di combattere, abbiamo Dave Bautista che interpreta Drax il distruttore e un albero alieno che pronuncia solo I’m Groot. E poi Star Lord, un personaggio umano complesso, simpatico e affascinante.
Ah, i Guardiani della Galassia! Che gran fumetto!

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Perché con Ant Man senza Edgar Wright potrebbe iniziare la crisi del Cinecomic.

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Perché questo articolo: perché Edgar Wright ha lasciato la produzione di Ant Man ed è una notiziona. Perché su Cinepreso si è spesso parlato di cinecomics, mi piacciono, vi piacciono; perché Hollywood è tenuta in piedi da questi film e una notizia che li riguarda potrebbe influenzare tutta l’industria. Una sorta di effetto farfalla invertito: se un battito di ali di farfalla provoca un uragano, un grande evento nell’industria cinematografica non può che provocare una serie di conseguenze sul panorama indipendente o dei film d’autore.
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Iron sta per ironico o per ferro? La recensione di IRON MAN 3

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Iron Man 3, Shane Black, 2013

Consiglio per la lettura: tenete questa http://youtu.be/oVtLbDMVwL8 come colonna sonora in sottofondo.
Partiamo:
Oggi parliamo del film che ha dato inizio la fase 2 della Marvel: dopo avere provocato svenimenti a migliaia di fanboy con The Avengers era inevitabile per la casa delle idee procedere con la naturale evoluzione della storia rispettando quella continuity caratteristica dei fumetti e che, nel suo piccolo, sta rivoluzionando anche l’idea di “saga” al cinema.
Ormai è stato creato un universo cinematografico ed ogni film riesce/deve rendere l’idea di essere parte di un progetto più grande, motivo per cui l’incipit della trama di Iron man 3 è decisamente interessante: Tony Stark, dopo gli eventi di New York, non dorme più, ha paura dei buchi neri, degli alieni e dei pazzi con il martello; costruisce ossessivamente armature ed è soggetto ad attacchi di panico.

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Il nuovo regista, Shane Black, un “novellino” che ha scritto una cosina come Arma Letale e ha diretto quella perla di Kiss Kiss Bang Bang, riesce a narrare una storia a più livelli che intrattiene i più piccoli ma che si fa apprezzare anche dai fan più maturi per avere reso la complessità del personaggio, come appare nei fumetti, al cinema.
Il film si apre in modo sorprendentemente divertente (il link di cui sopra è un indizio) e l’immagine delle armature che esplodono è un efficace simbolo del maggiore tema trattato dal film: la fine delle certezze. L’uomo di ferro ora non ha più la corazza che lo protegge, nudo davanti al mondo, debole e costretto a trascinare l’armatura nella neve affidandosi ad un bambino. Perso senza più punti di riferimento. L’infanzia è l’età della sicurezza, del gioco, delle certezze e Tony Stark per la prima volta nella sua vita la sta perdendo. La corazza ormai è diventata la sua casa ( Tony non soffre per la distruzione della sua immensa villa, in una bellissima sequenza, ma soffre per la perdita delle armature) e il suo migliore amico (significativa la battuta “non lasciarmi Jarvis, amico mio…”).
Il film è la conclusione perfetta per la saga, la fine di un percorso che in tre film ha portato un nuovo significato all’ “io sono iron man” pronunciato alla fine: la liberazione dalla scheggia vicino al cuore è anche una liberazione parallela dalle sue armature, da una forza esteriore sostituita da quella interiore. L’eroe ormai non è più Iron Man ma è Tony Stark, personaggio che ha concluso il suo “romanzo di formazione” ed è diventato uomo lasciando l’infanzia e scacciando molti suoi fantasmi.
Come già detto è proprio l’infanzia il cuore del film. Bellissimo, secondo me, il rapporto di amore-odio con il bambino incontrato a metà film, e il tecnico della tv mai cresciuto e in adorazione del suo mito Iron Man. Un ritorno alle origini, dopo avere perso tutto, che aiuterà il protagonista a ritrovare sé stesso e a risalire ( il film riprende un discorso già presente nel bellissimo ciclo a fumetti intitolato non a caso “resilienza” ).
Il Villain: il vero nemico di Iron Man questa volta è Tony stesso, tanto che il villain ufficiale, il Mandarino (attenzione spoiler pesantissimo) si rivelerà un falso terrorista, un attore assoldato per prendersi la responsabilità degli attacchi dell’AIM. Ecco qui ancora l’attualità: il potere della televisione, il nemico è un vecchio barbone dalla faccia inquietante e dalla nazionalità poco riconoscibile o è un americano di bell’aspetto, intelligente e stereotipato nel suo essere “l’americano perfetto”?
La colonna sonora finalmente cambia compositore, entra in gioco Mr. Fast and Furious Brian Tyler, e seppur non valorizzata dal missaggio sonoro, coinvolge ed è orecchiabile.
Robert D. Junior è Tony Stark, insostituibile, speriamo rinnovi il contratto il più possibile.
Ben Kingsley è un fantastico mandarino. Gli altri girano di mestiere senza picchi particolari. Quasi si uccide il vecchio regista, Jon favreau, Happy, una punizione per il secondo episodio? Crudele Marvel…
I difetti ci sono, qualche colpo di scena telefonato sul finale, qualche spiegone di troppo, una resa visiva del virus extremis non eccezionale e delle licenze sul fumetto che potrebbero non piacere. Però che grande intrattenimento!
Non per bambini piccoli, nonostante l’ambientazione natalizia ma,in fondo, come dice Tony:”a natale siamo tutti più cattivi”.
Piacerà agli adolescenti che vogliono esplosioni e piacerà a chi vuole trovare personaggi ben scritti e uno spaccato dell’America, del mondo di oggi, che più che mai ha bisogno di un patriota, un Iron Patriot, su cui fare affidamento. Ma nessuno è senza macchia, e i miti crollano.
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Non c’è due senza Trailer!: I Guardiani della Galassia

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In questo blog, se non si fosse capito, parliamo di cinema.
Ammetto che non ho ancora ben chiaro come si svilupperà, cosa diventerà, quanto tempo mi sottrarrà alla vita sociale.
Però io amo il cinema e chi ama il cinema non può esaltarsi aspettando, imparando a memoria e analizzando…i trailer! Quindi perché non parlarne?
Non so quanti abbiano già avuto questa idea ma mi piace credere di essere il primo ad avere creduto seriamente nel successo di una rubrica di critica dei trailer chiamata : “considerazioni critiche, speculazioni, salti sulla sedia, prequel, sequel e chi più ne ha più ne metta. Il migliore amico che un fanboy possa avere: il trailer!
Detto in modo che lo possiate memorizzare:
Non c’è due senza Trailer!

Iniziamo con un film su cui ho aspettative a livello “cara Marvel voglio il capolavoro”: Guardians of the Galaxy.
Per gli amici GOTG.
Ecco a voi la meraviglia:

Allora?
Non pensate che si prenda meravigliosamente poco sul serio?
Ho recuperato la serie a fumetti, quella appena rilanciata da Bendis e McNiven, e la trovo molto carina. Dopo 5 numeri sono già fan di
Rocket Raccoon, il procione con il bazooka, e di Groot, l’alieno a forma di pianta che -nei fumetti- comunica tramite un’unica frase: “io sono Groot” di cui solo il procione è in grado di capirne le sfumature.
Il trailer mi sembra molto originale, e riesce a funzionare veramente bene come Teaser (i teaser trailer devono fare venire l’acquolina in bocca senza mostrare troppo).
L’unico dubbio a questo punto è sulla storia, da sempre abbastanza carente nelle produzioni Marvel. Riuscirà a ridarci quella sensazione di spazio come luogo dalle infinite possibilità, come western galattico che ha Star Wars come parente più vicino? Sarà diverso?
Prometto che non finirò tutti gli articoli di questa rubrica con delle domande a cui solo il tempo potrà dare risposta ma cercherò anche di affermare qualcosa. Ad esempio che, vada come vada, la Marvel non può sbagliare. Ha bisogno di questo film, ha bisogno di aprire nuovi scenari per portarci alla famigerata “fase tre” che sarà aperta da Ant-Man, un altro film su cui ho aspettative bassine bassine (alzi la mano chi sente dell’ironia in questa frase).

trailerometro: potenzialmente un filmone

Gabriele Lingiardi