Espressività

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Lo scopo di questo blog non è quello di parlare del panorama della musica internazionale dei giorni nostri e  nemmeno quello di parlare di cantanti emergenti o gruppi famosi oppure (salvo eventi importanti) quello di esporvi ciò che penso di eventuali album o singoli appena usciti. Questo non per mia cattiveria, ma semplicemente per il fatto che in questo campo ne so meno di voi e sono poco informato. Diciamo che in generale seguo poco la musica, ma da bravo musicista, per lo più, a me piace farla.

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Tutto può cambiare – la recensione in anteprima!

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Tutto può cambiare, John Carney, 2014

Tornano le esclusive di cinepreso: ho visto in anteprima Tutto può cambiare, ecco il mio parere.

Tutto può cambiare è un film che, a dispetto del titolo, non sposterà una virgola nella storia del cinema ma che piacerà a molti. Il nuovo film di John Carney, già regista del discreto Once, appartiene a quel genere di opere che raccontano di resilienza, della capacità di due personaggi, apparentemente senza chance, di risalire la china e riaffermarsi.
Se l’impalcatura narrativa è delle più classiche, quello che colpisce è il modo in cui la storia viene raccontata. Vince la scelta di raccontare gli eventi che hanno permesso ai due personaggi di incontrarsi evitando il classico montaggio alternato ma suddividendo le due trame in blocchi, quasi pezzi di un puzzle che si incastrano tra di loro. A dire il vero neanche questa soluzione è particolarmente originale ma permette al film di mantenere costante l’attenzione ponendo continuamente domande. Per la prima metà del film ad esempio ci si chiede come Gretta, il personaggio interpretato senza eccessivo impegno da Keira Knightley, sia stata abbandonata dal suo ragazzo. E la risposta, a sorpresa, soddisfa le aspettative grazie alla sua imprevedibilità.

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La pulizia delle immagini sporche

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Nuovo appuntamento con la versione estiva di Cinepreso, rapida, veloce, curiosa.
Woodkid non sembra un tipo simpatico. La sua flemma nel cantare me lo fa immaginare come un depressone un po’timido e scontroso con cui non uscire più di una volta al mese se si vuole conservare la sanità mentale.
Ha scritto una canzone, tempo fa, Run Boy Run, che mi è piaciuta molto per qualche settimana salvo poi perdermela nell’oblio della memoria.
Curiosando su Vimeo ho trovato questo video e mi sono venute in mente un paio di cose… Immediatamente ho pensato di proporle sul blog.
La canzone è anche carina quindi buon ascolto (ma guardate con attenzione anche il video).
[vimeo 100522784 w=500 h=281]

Woodkid – ‘THE GOLDEN AGE’ feat. Max Richter ‘EMBERS’ (Official HD Video) from WOODKID on Vimeo.

Woodkid è sempre stato anche un tipo un po’cinematografico: le sue canzoni sono più evocative che melodiche, quasi impressioniste, e non faccio fatica a vederle applicate ad un film.
Il brano nasce poi da una collaborazione con Max Richter, personaggio noto a noi cinefili per avere musicato la cosa più bella di Prometheus, ovvero il trailer:

Tornando a “The Golden Age” e lasciando il commento musicale ad un’altra rubrica (o direttamente ad altri), devo dire che sono rimasto incantato dalle immagini mostrate nel video seppur girato in uno stile che non mi ha mai attirato più di tanto, troppo ruffiano e patinato il più delle volte.
La storia di una famiglia -o dell’umanità intera-, il viaggio di apprendimento di un ragazzino che conosce ed impara a distinguere il bene dal male sono commentati (non il contrario!) dalla musica.
Le immagini sono decisamente suggestive anche se contengono la più grande contraddizione dell’epoca dei video in HD: le immagini pulite ed eleganti che mostrano qualcosa di sporco.
La gestualità degli attori ed i movimenti di macchina si rifanno direttamente al Malick di Tree of Life, senza però averne la forza descrittiva. Resta il fatto che per dieci minuti restiamo a guardare queste immagini a volte crude, a volte ai limiti dell’astratto, nonostante ci mostrino spesso un qualcosa che nella vita reale sarebbe respingente: un uomo finto, ricreato a computer, lo sporco, il fango, inquietanti alberi, delle ferite. È una costante di questi anni, un modo di fare cinema e video che rende gradevole anche lo sgradevole. Una cicatrice può affascinare, un panno sporco può sembrare attraente se la composizione dell’immagine lo rende tale. E lo spettatore diventa come il protagonista.
Ecco quindi un’altro elemento su cui riflettere quando si fa cinema: la cinepresa può rendere affascinante anche ciò che non lo è? Può lo spettatore venire attratto da un qualcosa per cui, senza lo scudo dello schermo, si sentirebbe mincciato? Si, succede tutti i giorni, con ogni film.
Gabriele Lingiardi

★ Apple: l’ultima a combattere le pirateria

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Sembra un po’ strano a pensarci, ma è facile da realizzare: Apple è forse stata da sempre l’unica compagnia a combattere la pirateria e di sicuro è l’ultima. Ovviamente mi riferisco a compagnie produttrici di sistemi operativi, non alle case discografiche e quant’altro.

Analizziamo per bene la situazione: benchè si continui a bersagliare Apple come malvagia per utilizzare un modello chiuso e ultraprotettivo nei suoi prodotti, è l’unica compagnia a tenere in piedi il mercato delle app e per anni è stata praticamente l’unica ancora di salvataggio dell’industria musicale. Tutto questo perchè? Partiamo dal principio.

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Morte a Spotify, lunga vita a Cubomusica

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Ok, non credo a quello che sto scrivendo. Respirone e proviamoci. Nell’ultimo Divinecast abbiamo speso molte parole sul nuovo modello di ‘vendita’ della musica, che per l’utente finale passa dall’acquisto della singola canzone o album ad un abbonamento mensile che gli permette di accedere ad una gigante libreria di musica. La lista di società. He offrono questo servizio è lunga: Spotify, Pandora radio, Grooveshark, Beats music, Google Play Music, iTunes Radio ed infine, ma non per importanza, c’è un servizio tutto italiano, Cubomusica.

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