Asus Zenfone 2 Recensione

Standard

Senza titolo-4

Ebbene sì, come avevo anticipato nel mio ultimo articolo, mi sono lasciato tentare da questo nuovo smartphone di Asus e dopo qualche giorno di prova posso darvi le mie opinioni.

Iniziamo subito con un parere soggettivo: il telefono è bello, mi piace molto di più dal vivo che in foto. Soprattutto la banda inferiore del telefono nella parte frontale, tipica della serie Zenfone.

maxresdefault

Continua a leggere

Android 5.0 Lollipop – Recensione

Standard

lolli-820x420

Dopo più di una settimana di utilizzo, ecco le mie impressioni sulla nuova versione del sistema operativo di Google: Android 5.0 Lollipop!

Le novità introdotte dalla nuova versione sono molte, io ho selezionato le più importanti ed evidenti, per un uso “normale” del telefono, dividendole tra le migliori e quelle che invece mi hanno più deluso.

Inizio dicendo subito che l’aggiornamento a questo nuovo 5.0 mi è piaciuto, anche parecchio, nonostante qualche problema ci sia stato.
Continua a leggere

Dove ho messo le chiavi? La recensione di Locke

Standard

Locke, di Seven Knight, 2014

Non sono solito farlo ma direi che è il caso di partire dalla trama: in questo film seguiamo per 90 minuti il viaggio di un uomo, Ivan Locke, chiuso in una macchina. Sta andando a Londra ad affrontare un grave problema, non può fermarsi, non può tornare indietro. Nella stessa notte dovrà dirigere i lavori che porteranno alla più grave colata di cemento d’Europa, e cercare di tenere unita la propria famiglia, il tutto chiuso (Locke, non a caso) in una macchina.
Continua a leggere

Captain America: The Winter Soldier. Recensione in anteprima (SPOILER minori segnalati)

Standard

Captain America: The Winter Soldier, di Anthony e Joe Russo, 2014.

Cartoomics 2014, ho combattuto per tutti i cinepresi e ce l’ho fatta, sono felice di presentare agli affezionati lettori del blog la prima recensione in anteprima: Capitan America: The Winter Soldier.

Siamo a metà della fase due dell’universo Marvel, dopo il bel Iron Man 3 e il pessimo Thor arriva l’incognita Capitain America. Difficile fare peggio rispetto al primo film, quello in cui un fintissimo Steve Rogers dalla testa grossa diventava improvvisamente un palestrato e andava a fare l’Indiana Jones combattendo l’Hydra. Era un fumettone nel significato peggiore del termine.
Difficile fare peggio. Quindi alla Marvel hanno deciso di fare meglio questa volta, molto meglio.
Siamo di fronte a un film in perfetto tono da thriller anni ’70 infarcito dalla migliore azione supereroistica che si sia vista dai tempi de Il Cavaliere Oscuro (prima che Nolan diventasse freddo come il ghiaccio). Un film teso, duro, sofferto e decisamente spettacolare.

I segreti…vengono sempre a morderti le chiappe

Diceva così Nick Fury, nella serie a fumetti Ultimatum.
Anche in questo episodio della saga cinematografica qualche chiappa verrà morsa: i nodi vengono al pettine, i peggiori segreti all’interno dello S.H.I.E.L.D tornano a galla e i fantasmi, che l’inverno ha lasciato alle porte, iniziano a bussare.
Cosa faresti se la tua agenzia ti si rivoltasse contro? Di chi ti puoi fidare quando il mondo come l’hai conosciuto cambia? A che costo mantenere la libertà? Sono queste le domande che sorreggono la prima parte del film, ma sono anche gli interrogativi che l’America si è posta dopo l’undici settembre. Ed è qui che entra in scena l’eroe iconico per eccellenza: uno Steve Rodgers che deve recuperare gli anni persi nei ghiacci segnandosi su un taccuino tutte le cose notevoli offerte dal secolo. Un Captain che deve guidare la nazione nel suo momento più buio, nel caos creato da un nemico invisibile.
L’industria hollywoodiana riflette nel cinecomic le paure che hanno attraversato e che attraversano ancora l’America, portandosi dietro la conseguente sfera di valori, spesso opinabili. Uomini superiori ad altri che custodiscono la pace attraverso dimostrazioni di forza (l’idea di supereroe), la forte idea di nazione buona contro le altre cattive (il patriottismo di questi film), l’ordinamento precostituito della civiltà da mantenere (quando il buono vince, è sempre un atto di conservazione dello status quo).
Il pregio di The Winter Soldier è di trasformare queste affermazioni in domande, senza dare risposta.

Il film:
Per trattare tutti questi argomenti e girare un film ambizioso serviva un netto cambio di stile rispetto al film di Joe Johnston. Detto fatto: il secondo capitolo alza l’asticella delle ambizioni e della gravitas degli argomenti trattati, abbassando di conseguenza quella dell’umorismo.
Gli eroi, da soli, cadono, sanguinano, piangono. Le epoche finiscono, ne iniziano altre.

Da queste premesse i fratelli Russo, forti di un incipit al cardiopalma, di cui potete vedere un assaggio qui, riescono a dare un sapore unico (è questo che fa riconoscere un film di qualità da uno mediocre: il gusto) ad uno tra i migliori cinecomic di sempre.

ATTENZIONE da qui in poi SPOILER minori
Indimenticabile una scena che dà la svolta al film. Forse la più adrenalinica e angosciante che si sia mai vista in un film Marvel: un attacco diretto al cuore dello S.H.I.E.L.D… Un attacco a Nick Fury.
Vedere Samuel L. Jackson rispondere per le rime a dei proiettili è sempre meraviglioso ma, in questo caso, la regia capace di caricare di tensione questo momento chiave rende la sequenza un vero e proprio pugno nello stomaco per lo spettatore (bambini avvisati) in cui, per la prima volta in un film Marvel, si teme veramente per il personaggio. Siamo dalle parti dei migliori film d’azione!
E poi c’è il soldato d’inverno, un fantasma del passato, un nemico misterioso. La colonna sonora, scritta da un ispirato Henry Jackman, annuncia la sua presenza attraverso suoni striduli, acuti, come grida che ritornano dall’oblio dei ricordi. Non vorrei stare a scomodare Hitchcock ma non mi stupirei se il tema fosse ispirato alle famose “lame”.

Ricominciare.
Quando il passato torna a distruggere il presente non si può fare altro che ricostruire da capo. L’ha fatto Cap dopo l’ibernazione nei ghiacci (toccante la scena, purtroppo breve, con la vecchia fiamma Sharon Carter), lo deve fare Fury con il suo ruolo di agente segreto e lo fa costantemente la mente del Soldato D’Inverno, resettandosi. Anche Sam Wilson, Falcon, ha una vita da ricostruire. Nonostante non sia dotato di superpoteri, Falcon, è un personaggio che riesce a farsi amare sin da subito. Detiene le inquadrature più spettacolari grazie alla sua capacità di volare grazie ad un paio di ali e di jet. Ha un paio di siparietti comici abbastanza riusciti. Fa da spalla al protagonista brillando di luce propria. Una vera sorpresa!

Niente paracadute

Un’interessante lettura che si può dare al film è quella legata al tema della caduta. Fury cade, ed essendo il cardine di un sistema non può evitare di portarsi con se tutti coloro che gli stanno accanto. Cadono gli helicarrier, cade lo S.H.I.E.L.D. Sempre legato alla caduta è il fascino di Falcon, che viene dal suo stare in bilico tra volo e perdita di controllo. Ad ogni apertura di ali i registi lasciano abilmente un momento di sospensione, di planata, in cui il volo si mischia alla caduta, all’incertezza di un uomo che vola, e vive, sempre all’estremo. Da qui, per lo spettatore, il brivido dato dal gesto di aprire le ali e saltare nel vuoto verso il nulla.
Non credo sia un caso invece che solo Captain America riesca, per ben due volte nel film, a controllare la propria caduta. Ce la farà, tra queste, a controllare quella del mondo e di Nick Fury? La risposta è piuttosto incerta anche a fine film.

Per costruire un mondo migliore a volte è necessario distruggere quello vecchio

Chi ha letto la miniserie a fumetti Civil War, sa quanto il tema dell’ordine contro il caos sia presente nel DNA del personaggio. Finalmente lo vediamo affrontato anche sul grande schermo. Il mantenimento dell’ordine è la motivazione che spinge i numerosi villain ad agire, ma è anche quella che spinge gli eroi (la cui distinzione con i nemici diventa sempre più labile) a combattere. Il pretesto per la battaglia bene-male nasce dunque da una differenza di metodo, ma non di obiettivo. Inevitabile chiedersi quale sia veramente il nemico e se, il nemico infiltrato nello S.H.I.E.L.D non assomigli a certi pensieri e modi di agire “infiltrati” nella nostra vita quotidiana.

20140320-001511.jpg

Attenzione spoiler pesanti anche sulla scena post credits (saltate il piccolo paragrafo se non avete visto il film)
Con dei nemici credibili e ben costruiti il cinecomic regge. Senza, crolla.
Forse anche alla Marvel l’hanno capito.
Tra i villain “minori” è notevole anche il dottor Zola, improbabile e quasi buffo nei fumetti quanto inquietante e temibile occhio onniveggente nel film. Una coscienza che giace in un immenso server e che trascende la storia come un Dio…o come un fantasma.
Dal fuoco e dalle fiamme nasce un Crossbones dalle potenzialità molto interessanti per i prossimi film così come un Alexander Pierce, interpretato non eccessivamente bene da Robert Redford, molto simile all’Aleksander Lukin dei fumetti.

Nell’attesa di capire se siano cattivi o buoni non si può non citare i “gemelli” che vediamo, neanche troppo di sfuggita, nella scena post crediti. Decisamente convincenti e inquietanti ci lasciano in attesa del prossimo passo: Age of Ultron.
Se questo è l’intrattenimento della Marvel allora avanti così.

Mi è piaciuto:
C’è una storia!
C’è azione fatta bene!
Ci sono un tizio che vola, uno che lancia scudi e una vedova nera in gran forma!
C’è una non casuale citazione di Ezechiele su una certa tomba…
C’è una colonna sonora coraggiosa

Qualche dubbio:
Un po’ svogliato Redford
Un po’ inferiore alla parte centrale il finale
Un po’ implausibile qualche ferita che non ferma l’eroe (ma siamo in un cinecomic suvvia!).

Non mi è piaciuto:
Forse troppo lungo in qualche passaggio.
Forse è ora di dire basta ai 3D inutili.
Forse ancora un po’più oscuro non sarebbe stato male
Forse di insopportabile nel film non c’è niente.

Voto: 8.5
Criterio del voto: Capitan America il primo vendicatore è una schifezza da 3,5; Skyfall (James Bond non è così lontano da Cap) era da 7.

Mi manca un pezzo: The Lego Movie

Standard

20140318-214140.jpg

The Lego Movie, Phil Lord e Chris Miller, 2014

Avere in mano l’operazione commerciale più sfrontata degli ultimi anni, esserne consapevoli, e tirarne fuori un gran film.
Ho appena descritto quello che è avvenuto con The Lego Movie (o Lego: the Movie se lo vogliamo dire all’americana).
I registi di Piovono Polpette e di 21 Jump Street si sono riconfermati come i più grandi umoristi sulla piazza con questo film da vedere e rivedere.
Abbiamo una morale invertita rispetto a quella dei classici film Disney: il protagonista non è speciale, Emmet è uno dei tanti, potrà credere in sé stesso, fare tutti gli sforzi del caso, ma non riuscirà mai a diventare “super”. È solo unendo le forze che tutti gli Emmet, i signori nessuno che vivono seguendo ciecamente istruzioni, potranno dare origine a qualcosa di nuovo e…Meraviglioso (come recita la canzone tormentone del film). Ma la sensazione che si ha guardando il film è che questa morale sia anche quella che si sono dati Miller e Lord nel girare il film: smettere di seguire le istruzioni (le strutture tradizionali del racconto animato), sperimentare, unire mattoncini di vari film e creare un prodotto nuovo. Ce l’hanno fatta, il film è un vero e proprio miracolo cinematografico. Difficile fare meglio con il peso della convenzionalità dell’obiettivo meramente commerciale sulle spalle.
Ma il vero valore del film va oltre la superficie delle gag (si segnalano tra le più riuscite quelle a tema Star Wars e Batman) grazie a una forte riflessione sull’idea di cinema e di regia che viene resa palese a circa 3/4 di film grazie ad un gigantesco colpo di scena.
Segue un gigantesco paragrafo spoiler.

Emmet infatti esce dal suo mondo, cade dal tavolo, entra nel nostro mondo e conosce il suo creatore: un bambino che, giocando, manovra i personaggi. E suo padre, che li colleziona. Un rapido, e coraggiosissimo, balzo dalla dimensione cartoon del film a quella live action. Ma allo stesso tempo è un balzo a un livello più profondo di trama: chi è il regista se non un bambino che manovra i propri personaggi? E qui il discorso diventa più interessante; abbiamo una netta contrapposizione tra creatività e mantenimento dello status quo. Lo scontro padre/figlio è anche quello tra due modi di fare cinema: il primo che osa e mischia le carte in tavola, il secondo mantiene e preserva ciò che già c’è, lo mostra nel suo splendore ma lo rende freddo, congelandolo nel proprio autocompiacimento. La scelta dei due registi sarà radicale: il cinema deve “mischiare i pezzi” . Credo si possa aggiungere un ulteriore livello di lettura se consideriamo che Lord e Miller potrebbero rappresentare uno la figura del padre e uno il figlio. Che abbiano avuto lo stesso problema ideando il film? Come gestire un film che deve essere fatto solo per vendere dei mattoncini? La scelta e non è un caso, era tra la conservazione e l’innovazione. È l’industria del cinema quella rappresentata nel film.

Fine spoiler.
È apprezzabile come le gag siano date dall’azione e non da elementi aggiuntivi alla storia. Il film procede a battute e citazioni ma, forse, questo suo pregio è anche il limite che gli impedisce di raggiungere le emozioni che altri classici dell’animazione danno. Non c’è mai vera commozione né ansia o paura per i personaggi (chi riesce a dimenticare il finale di Toy Story 3 o certe espressioni di Wall-e?) che derivano dall’eccessiva cura alla profondità della costruzione narrativa non prestata allo stesso modo per il lato emotivo. Il film soffre di questo piccolo limite, ma non ha problemi o difetti particolari. È in perfetto equilibrio. È vedibile da tutti. È la sorpresa dell’anno (fino ad ora).

Mi è piaciuto:
Le grandi idee di trama
La morale non più canonica
Tutto è meraviglioso
Citazione e azione

Qualche dubbio:
Non sarebbe stato male sviluppare di più il concetto di “multiverso” Lego
La canzoncina non mi esce dalla testa. Devo chiamare un esorcista?
Il 3D ancora una volta inutile

Non mi è piaciuto:
Manca una spinta sul lato emotivo
Una parte centrale non all’altezza del primo e terzo atto

Voto: 7.5
Criterio del voto: Piovono Polpette lo ricordo come un gioiellino da 8.
Toy Story 3 da 9.

Si ringrazia Alessandro Perazzoli per la fotografia originale in cima all’articolo.