In difesa di Avengers – Age of Ultron!

Standard

Avengers-Age-of-Ultron-IMAX-HR-4

Avengers-Age of Ultron, di Joss Whedon, 2015.

Si sta facendo un gran parlare del secondo capitolo della saga di Avengers sia per i risultati straordinari al botteghino che per quell’insana passione dei fan dei fumetti che li porta a discutere di tutto e di più come se fosse una questione di vita o di morte. Si sono create tre fazioni: quelli che odiano a morte il film, quelli che “era meglio il primo” e quelli che lo vedono come un passo in avanti rispetto alla puntata precedente.

Avengers-Age of Ultron per me è un netto sì; un ottimo adattamento dei fumetti e uno dei migliori Marvel. Voglio provare quindi a difendere il film da molte critiche che mi sembrano infondate, ma non tanto confutandole quanto facendo un lavoro analitico sull’opera che ne analizzi il linguaggio e le idee che più mi hanno colpito.
Sarà un cammino abbastanza lungo, vi ringrazio quindi se mi seguirete fino alla fine.

Continua a leggere

The Judge, la recensione colpevole.

Standard

The Judge, di David Dobkin, 2014

Una sedia che gira. Di fronte l’avvocato dei colpevoli, che difende per soldi, forte e sicuro della sua arte affabulatoria, sta guardando in faccia il suo passato. La sedia gira, e quello che è stato sta per diventare futuro.
Con questa suggestiva immagine si chiude The Judge, il nuovo film di David Dobkin con Robert Downey Jr e il grande Robert Duvall.
È utile, per la comprensione del film, fare un paragone tra questi due attori e i personaggi che interpretano: Robert Downey Jr è un avvocato al vertice della carriera, sicuro di sé ma disprezzato dai colleghi e con un disperato bisogno di rimettere in sesto la propria vita; Robert Duvall interpreta invece un anziano giudice amato e rispettato da tutti (come lo statuto di attore di Duvall stesso), ossessionato dal ricordo che i concittadini potrebbero avere di lui a fine carriera. Questa forte analogia tra l’immagine che questi due attori si sono creati nella vita reale e il personaggio che interpretano nel film è una forte linea narrativa che giova alla credibilità degli stessi.
The Judge non fa altro che mostrare l’incontro/scontro tra queste due personalità, sullo sfondo di un thriller giudiziario decisamente appassionante.
Continua a leggere

Iron sta per ironico o per ferro? La recensione di IRON MAN 3

Standard

Iron Man 3, Shane Black, 2013

Consiglio per la lettura: tenete questa http://youtu.be/oVtLbDMVwL8 come colonna sonora in sottofondo.
Partiamo:
Oggi parliamo del film che ha dato inizio la fase 2 della Marvel: dopo avere provocato svenimenti a migliaia di fanboy con The Avengers era inevitabile per la casa delle idee procedere con la naturale evoluzione della storia rispettando quella continuity caratteristica dei fumetti e che, nel suo piccolo, sta rivoluzionando anche l’idea di “saga” al cinema.
Ormai è stato creato un universo cinematografico ed ogni film riesce/deve rendere l’idea di essere parte di un progetto più grande, motivo per cui l’incipit della trama di Iron man 3 è decisamente interessante: Tony Stark, dopo gli eventi di New York, non dorme più, ha paura dei buchi neri, degli alieni e dei pazzi con il martello; costruisce ossessivamente armature ed è soggetto ad attacchi di panico.

iron man 3

Il nuovo regista, Shane Black, un “novellino” che ha scritto una cosina come Arma Letale e ha diretto quella perla di Kiss Kiss Bang Bang, riesce a narrare una storia a più livelli che intrattiene i più piccoli ma che si fa apprezzare anche dai fan più maturi per avere reso la complessità del personaggio, come appare nei fumetti, al cinema.
Il film si apre in modo sorprendentemente divertente (il link di cui sopra è un indizio) e l’immagine delle armature che esplodono è un efficace simbolo del maggiore tema trattato dal film: la fine delle certezze. L’uomo di ferro ora non ha più la corazza che lo protegge, nudo davanti al mondo, debole e costretto a trascinare l’armatura nella neve affidandosi ad un bambino. Perso senza più punti di riferimento. L’infanzia è l’età della sicurezza, del gioco, delle certezze e Tony Stark per la prima volta nella sua vita la sta perdendo. La corazza ormai è diventata la sua casa ( Tony non soffre per la distruzione della sua immensa villa, in una bellissima sequenza, ma soffre per la perdita delle armature) e il suo migliore amico (significativa la battuta “non lasciarmi Jarvis, amico mio…”).
Il film è la conclusione perfetta per la saga, la fine di un percorso che in tre film ha portato un nuovo significato all’ “io sono iron man” pronunciato alla fine: la liberazione dalla scheggia vicino al cuore è anche una liberazione parallela dalle sue armature, da una forza esteriore sostituita da quella interiore. L’eroe ormai non è più Iron Man ma è Tony Stark, personaggio che ha concluso il suo “romanzo di formazione” ed è diventato uomo lasciando l’infanzia e scacciando molti suoi fantasmi.
Come già detto è proprio l’infanzia il cuore del film. Bellissimo, secondo me, il rapporto di amore-odio con il bambino incontrato a metà film, e il tecnico della tv mai cresciuto e in adorazione del suo mito Iron Man. Un ritorno alle origini, dopo avere perso tutto, che aiuterà il protagonista a ritrovare sé stesso e a risalire ( il film riprende un discorso già presente nel bellissimo ciclo a fumetti intitolato non a caso “resilienza” ).
Il Villain: il vero nemico di Iron Man questa volta è Tony stesso, tanto che il villain ufficiale, il Mandarino (attenzione spoiler pesantissimo) si rivelerà un falso terrorista, un attore assoldato per prendersi la responsabilità degli attacchi dell’AIM. Ecco qui ancora l’attualità: il potere della televisione, il nemico è un vecchio barbone dalla faccia inquietante e dalla nazionalità poco riconoscibile o è un americano di bell’aspetto, intelligente e stereotipato nel suo essere “l’americano perfetto”?
La colonna sonora finalmente cambia compositore, entra in gioco Mr. Fast and Furious Brian Tyler, e seppur non valorizzata dal missaggio sonoro, coinvolge ed è orecchiabile.
Robert D. Junior è Tony Stark, insostituibile, speriamo rinnovi il contratto il più possibile.
Ben Kingsley è un fantastico mandarino. Gli altri girano di mestiere senza picchi particolari. Quasi si uccide il vecchio regista, Jon favreau, Happy, una punizione per il secondo episodio? Crudele Marvel…
I difetti ci sono, qualche colpo di scena telefonato sul finale, qualche spiegone di troppo, una resa visiva del virus extremis non eccezionale e delle licenze sul fumetto che potrebbero non piacere. Però che grande intrattenimento!
Non per bambini piccoli, nonostante l’ambientazione natalizia ma,in fondo, come dice Tony:”a natale siamo tutti più cattivi”.
Piacerà agli adolescenti che vogliono esplosioni e piacerà a chi vuole trovare personaggi ben scritti e uno spaccato dell’America, del mondo di oggi, che più che mai ha bisogno di un patriota, un Iron Patriot, su cui fare affidamento. Ma nessuno è senza macchia, e i miti crollano.
Continua a leggere